«La mia preoccupazione è quella di essere concreto. Voglio fare un film che sia costruito come la vita quotidiana» Hong Sang-soo

Questo articolo si apre proprio con una citazione del regista sudcoreano stesso che racchiude la quintessenza della sua visione artistica e del suo approccio al cinema. Un talento – il suo – che non è passato inosservato agli occhi della critica, soprattutto internazionale, che da sempre ha acclamato le sue opere. Numerosi sono infatti anche i riconoscimenti ottenuti da Hong, che negli anni ha collezionato diversi premi assegnatogli dai più rinomati festival di cinema. Proprio la scorsa settimana abbiamo parlato del regista in occasione della sua vittoria dell’Orso d’Argento alla 74esima edizione del  Festival Internazionale del Cinema di Berlino per il suo più recente film A Traveler’s Need. Pertanto, quale migliore occasione per approfondire lo stile cinematografico di uno degli artisti sudcoreani più amati in Occidente. 

Nato nel 1960 in Corea del Sud, Hong Sang-soo prende contatto con il mondo del cinema fin dai suoi primi giorni: i genitori infatti gestivano una società di produzione cinematografica. Forse proprio per merito dell’ambiente creativo in cui è cresciuto, Hong decide di studiare alla California College of Arts and Crafts e successivamente alla School of the Art Institute di Chicago. Il suo debutto al cinema arriva nel 1996 con The Day a Pig Fell into a Well.

Tuttavia, è solo nel 2004 che un suo film, Woman Is the Future of Man, raggiunge un pubblico globale a seguito della sua proiezione al concorso principale del Festival di Cannes. Così la carriera di Hong prende il decollo. Ad oggi, Hong Sang-soo è un regista prolifico, con oltre 25 film all’attivo. Tra i suoi ultimi film, i più famosi includono sicuramente  Right now, wrong then (2015), On the Beach at Night Alone (2017) e The Woman Who Ran (2020).

Stile cinematografico e temi ricorrenti

Come anticipato, Hong Sang-soo è noto per il suo stile cinematografico minimalista e intimo. Il regista sudcoreano muove la cinepresa con una delicatezza tale da dare vita ad opere dall’atmosfera tranquilla e osservativa. La sua arte, per quanto semplice possa apparire, si rifà alla personale filosofia di vita di Hong, il quale – in un’intervista del 2017 rilasciata al National Post – ammette di fare capo all’idea che vivere sia scoprire, perché ogni momento è un’occasione per reinterpretare la realtà e per scegliere come reagire, dando vita a un’infinità di possibilità. 

Dunque, Hong Sang-soo predilige i piccoli gesti, le conversazioni ordinarie e le situazioni quotidiane come elementi portanti dei suoi film. Questi momenti, spesso trascurati dalla nostra attenzione, assumono un valore profondo all’interno della sua opera, rivelando la complessità e la fragilità dell’esistenza umana. 

Tutto ciò si traduce inoltre in sceneggiature che fanno uso di lunghe conversazioni, in cui i personaggi del film si lasciano andare a flussi di coscienza dallo stampo altamente filosofico e introspettivo. Ma non solo. 

Il suo interesse nei confronti di storie ambigue che approfondiscono la volubilità della vita porta il regista a sperimentare frequentemente con la struttura e la forma delle sue opere. Basti pensare al fatto che il regista non fa uso di finanziamenti degli studi cinematografici per realizzare le sue opere, ma al contrario facendosi bastare piccoli budget, che spesso non raggiungono la soglia dei 100.000 euro. Hong negli anni ha infatti ridotto i cast e la troupe a una manciata di collaboratori e ha favorito un modus operandi che affida il flusso di lavoro all’improvvisazione.

«Al giorno d’oggi, la prima cosa è la persona e il luogo, poi concentro le mie energie per pensare a qualche idea. La struttura viene dopo, naturalmente» – Hong Sang-soo

La scrittura è sempre improvvisata ed è spesso satura di elementi autobiografici, il che contribuisce a conferire ai film quel senso di naturalezza e realismo di cui tanto se ne canta la qualità. 

Di conseguenza, le trame dei film di Hong Sang-soo sono spesso semplici e lineari, e affrontano tematiche che esplorano sentimenti come l’amore, la perdita e la solitudine. Queste vengono raccontate attraverso inquadrature fisse e lunghe, che catturano i personaggi durante le loro conversazioni o in momenti di contemplazione. La sua inquadratura caratteristica è però uno zoom stridente e apparentemente casuale, che focalizza ancora più l’attenzione dello spettatore sui più piccoli dettagli di una scena.

Kim Min-hee in On the Beach at Night Alone (2017)

Un ultimo interessante appunto da fare in merito alla cinematografia di Hong Sang-soo vede il regista spesso paragonato a grandi autori del cinema europeo, tra cui Eric Rohmer – di cui Hong è un grande ammiratore. I due registi sono infatti accomunati da uno stile narrativo minimalista con storie semplici e personaggi comuni, da un realismo quotidiano con una messa in scena essenziale e una recitazione naturale e da tematiche che affrontano le complessità delle relazioni umane. 

In definitiva, Hong Sang-soo si distingue all’interno del panorama cinematografico coreano – e non solo – per la sua acuta sensibilità artistica e il suo impegno a realizzare un cinema autoriale, intelligente e raffinato.


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Una replica a “Il cinema minimalista di Hong Sang-soo”

  1. […] Anche nei decenni successivi, il cinema d’essai coreano ha continuato a evolversi. Registi come Hong Sang-soo, Kim Ki-duk e Lee Chang-dong hanno portato avanti questa tradizione, sperimentando con nuovi linguaggi e affrontando temi contemporanei, dalla vita quotidiana alla politica, spesso attraverso uno stile minimalista o simbolico. Hong Sang-soo, ad esempio, è noto per il suo approccio intimo, fatto di lunghe conversazioni e relazioni complicate, che indagano sull’identità e le dinamiche umane (ve ne avevamo parlato qui). […]

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