La parola Hallyu è un termine di derivazione cinese composta due hanja: 韓 (한, han), che significa “Corea”, e 流 (류, ryu) che significa “flusso” o “onda”. Romanizzato come Hallyu, il termine fu coniato in Cina nel 1997, periodo e luogo in cui le serie televisive coreane hanno iniziato a riscuotere grande successo. Il fenomeno della Hallyu può essere diviso in due fasi.

Nella sua fase iniziale, le serie televisive sono protagoniste e grazie ad una generalizzata liberalizzazione del mercato dei media in Asia orientale e al costo meno elevato rispetto a quelli giapponesi o di Hong Kong, i prodotti televisivi coreani riescono a penetrare e conquistare il mercato di Taiwan, Hong Kong, Singapore, Vietnam, Indonese, Malayasia e Thailandia.

What is love? (사랑이 뭐길래, 1997)
Star in my heart (별은 내 가슴에, 1999)

Sono anni di crisi finanziaria che, causando perdite al settore manifatturiero coreano, sposta l’attenzione verso l’industria dell’intrattenimento. Si pensava che la cultura avrebbe aumentato la domanda per altri prodotti e stimolato il turismo.

Il governo coreano ha quindi investito pesantemente nell’export di cultura popolare, focalizzandosi sul K-pop, la moda, l’intrattenimento di massa, i fumetti e i cartoni animati.

La produzione culturale diventa dunque industrializzata, apportando successo e prestigio all’immagine internazionale del Paese, effettuando una vera e propria operazione di nation branding.

La seconda fase copre gli anni dal 2010 in poi, ed è caratterizzata dal fenomeno del K-pop, il quale porta il nome della Corea del Sud al di fuori del continente asiatico, attirando un vasto pubblico e giovane in grado di usufruire dei contenuti del Paese grazie ad internet e i social media.

L’Hallyu diventa così globale e se nel 2004 contribuiva allo 0.2% del GDP coreano, con una somma di 1.87 miliardi di dollari, nel 2019 ha invece contribuito con una somma di 12.3 miliardi di dollari, dove il settore più redditizio era proprio quello del K-pop. Solo nel 2019, il gruppo BTS ha apportato all’economia del paese un guadagno di 3.6 miliardi di dollari.

Si è creato così un vero e proprio marchio del Paese, la cui stessa cultura tradizionale viene pubblicizzata ed esportata. Oltre a questa, anche il cibo, i prodotti per la cura de corpo e l’arte contemporanea.


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