
Sam-Kang-Oh-Ryun
La cultura coreana è fortemente influenzata dai principi del Confucianesimo. In particolare, il Sam-Kang-Oh-Ryun (le Tre Leggi Fondamentali e le Cinque Leggi Morali) ha funzionato come bussola morale per la popolazione coreana, influenzandone ogni aspetto della vita, dai sistemi familiari ai modi di pensare, alla filosofia e agli stili di vita. Al centro di questo sistema si trova la famiglia, i cui valori – riflessi all’interno dello stesso tessuto sociale coreano – hanno da sempre guidato le scelte etiche degli individui. Ciò ha storicamente contribuito a sostenere l’eterosessualità come norma sociale ed etica fondamentale in Corea, ostacolando di conseguenza l’accettazione sociale delle relazioni LGBTQIA+.
Nell’antica Corea
Tuttavia, la Corea, pur non avendo mai offerto un terreno fertile all’accettazione esplicita della comunità LGBTQIA+, presenta un passato ricco di narrazioni e storie che, seppur frammentate e spesso nascoste, testimoniano la presenza e la resilienza di persone con orientamenti sessuali e identità di genere diverse dalla norma. Vediamone alcuni esempi.
Gli hwarang – guerrieri d’élite della dinastia Silla – offrono il più chiaro esempio di omosessualità nella Corea antica. Il loro interesse per l’estasi e l’erotismo si ritrova anche in alcune poesie del periodo.
La Canzone di Ch’ǒyong – All’interno del panorama letterario dell’epoca (875-886 d.C.), questa canzone spicca per il suo diretto riferimento a pratiche omosessuali.
Giocando al chiaro di luna della capitale
Finché non arriva il mattino,
torno a casa
e vedo quattro gambe nel mio letto.
Due appartengono a me.
Di chi sono le altre due?
Ma ciò che era mio
mi è stato tolto, e adesso?
Inoltre, nella dinastia Koryo le pratiche omosessuali erano descritte attraverso l’espressione “yangyong-chi-chong“, letteralmente “drago e sole”, che univa i due simboli maschili, indicando quindi un atto sessuale tra due uomini. Anche i vocabolari coreani più antichi contengono diversi termini che si riferiscono all’omosessualità maschile, tra cui namsadang. Quest’ultimi erano attori teatrali, i cui ruoli potevano includere attività sessuali con altri uomini. I namsadang partecipavano anche a riti sciamanici.
Nella società moderna
Tuttavia, nonostante numerose testimonianze storiche comprovino l’esistenza di una comunità LGBTQIA+ in un passato antico del paese, l’accettazione – o meglio, il mero riconoscimento sociale – di tali identità non giunge presto. Basti osservare le modalità attraverso cui le pratiche omosessuali venivano narrate in età moderna.
Nella società coreana moderna, l’omosessualità era spesso descritta come una malattia, un disturbo mentale, una perversione e un peccato. All’inizio degli anni ’80 gli uomini omosessuali venivano additati come “portatori” di HIV/AIDS. In questi anni, la comunità omosessuale era spesso descritta con il termine byuntae (anormale), venendo così associata a qualcosa di deviante e da stigmatizzare.
Al giorno d’oggi
Negli anni a seguire, i progressi sui diritti LGBTQIA+ sono stati quindi lenti, con l’approvazione di una legge completa contro la discriminazione della comunità ancora in stallo. Difatti, la Corea del Sud si posiziona costantemente in fondo alle classifiche OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per quanto riguarda l’uguaglianza di genere e i diritti delle minoranze. Tuttavia, nonostante la società coreana rimanga tutt’oggi in gran parte conservatrice, l’attivismo, le vittorie legali e le recenti campagne di sensibilizzazione offrono una speranza concreta per un futuro più inclusivo per la comunità LGBTQIA+ nel paese.












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