
La Corea del Sud, pur appartenendo all’OCSE, si posiziona in fondo alle classifiche in materia di uguaglianza di genere e diritti delle minoranze, come già evidenziato nell’articolo Queerness in Corea. Questo conservatorismo sociale si riflette anche nella rappresentazione della comunità LGBTQA+ nei media e nell’industria dello spettacolo, sebbene negli ultimi decenni si sia assistito a un’evoluzione significativa. Negli anni ’90 e primi anni 2000, la rappresentazione era spesso stereotipata e limitata, ricorrendo a caricature e prese in giro.
Tuttavia, figure importanti hanno aperto la strada a una maggiore discussione e consapevolezza sui diritti LGBTQA+.
Harisu: la prima celebrità transgender
Un esempio emblematico è Harisu, nome d’arte di Lee Kyung-eun, seconda persona legalmente transgender e prima cantante e attrice di successo in Corea del Sud. La sua visibilità, ottenuta nel 2001 grazie a uno spot per DoDo Cosmetics, ha rappresentato un punto di svolta, sebbene con alcune criticità. Da un lato, la scelta di Harisu come protagonista dello spot ha permesso di instaurare discussioni ma dall’altro, il suo corpo è stato oggettificato e strumentalizzato per scopi commerciali, sfruttando la sua transessualità per promuovere l’immagine idealizzata della donna e le presunte capacità trasformative del prodotto.
Nonostante le ambiguità degli spot pubblicitari che l’hanno messa sotto i riflettori mediatici, Harisu ha avuto un impatto significativo come cantante, con cinque album studio all’attivo nei generi techno, R&B, hip hop.

Queerbaiting: pro e contro
Nel panorama K-pop, la rappresentazione LGBTQA+ rimane depoliticizzata. I pochi artisti apertamente queer, pur riflettendo i valori conservatori della società, non godono degli stessi diritti e opportunità dei colleghi cis eterosessuali. Piuttosto che di rappresentazione, si dovrebbe parlare di queerbaiting, ovvero l’utilizzo di riferimenti LGBTQA+ superficiali per attirare l’attenzione, senza un reale impegno per l’inclusività.
Paradossalmente però, in un contesto delicato come questo, il queerbaiting può fungere da apripista per rappresentazioni più genuine e veritiere. Un esempio è la relazione lesbica nel video Shutdown di Moonbyul, membro del gruppo MAMAMOO, realizzata insieme alla cantate Seori, che rappresenta un passo avanti rispetto al passato e contribuisce a normalizzare la rappresentazione di relazioni omosessuali nel K-pop.
Holland
Un’artista che si distingue per il suo attivismo è Holland. Apertamente gay, fin dal suo debutto ha cercato di discutere e rappresentare temi omossessuali nella sua musica, incontrando però ostacoli e rifiuti da parte di diverse etichette discografiche. Per questo motivo, ha deciso di produrre musica in modo indipendente attraverso il crowdfunding. Il suo video musicale Neverland, vietato ai minori di 19 anni per la presenza di un bacio tra persone dello stesso sesso, rappresenta un atto di ribellione contro la censura e un esempio di come la musica possa essere un potente strumento di sensabilizzazione.
È interessante notare come l’industria K-pop, pur promuovendo valori conservatori, abbia paradossalmente spinto verso un’estetica più gender fluid, creando spazio per una maggiore libertà di espressione di genere. Questo aspetto, seppur non legato esplicitamente ai diritti LGBTQA+, contribuisce a creare un ambiente più inclusivo.
OnlyOneOf
Un ruolo importante per la comunità è dato dal gruppo OnlyOneOf, il cui concept stesso delle canzoni e dei video e delle canzoni riguarda tematiche legate proprio al genere, alla sessualità e l’identità. Supportano apertamente la comunità rappresentandola sia nei video, sia nelle esibizioni dal vivo. Nel 2022 hanno anche partecipato al Pride di Seoul. Tuttavia, è importante sottolineare che nessun membro di OnlyOneOf ha mai dichiarato la propria identità sessuale o la loro posizione in merito all’argomento LGBTQA+. Questo silenzio, comprensibile in un contesto sociale come quello coreano ancora permeato da pregiudizi e discriminazione, non sminuisce però il valore del loro messaggio. Infatti, offrono una rappresentazione positiva e inclusiva della comunità LGBTQA+, creando così un ambiente più accogliente.
In un panorama sociale ancora dominato da valori conservatori, la Corea del Sud si trova ad affrontare la sfida di conciliare tradizione e progresso, anche in materia di diritti LGBTQA+. La rappresentazione di questa comunità nei media e nell’industria dello spettacolo, seppur in evoluzione, rispecchia le contraddizioni di un paese in bilico tra passato e futuro.











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