Stando a quanto riportato dal The Korea Times, il panorama cinematografico coreano sta vivendo una crescente polarizzazione, con i film blockbuster che attirano la maggior parte del pubblico e tutti gli altri film che faticano a trovare trazione. Questa tendenza, definita da alcuni come fenomeno “hit or miss”, sta creando un divario significativo tra i successi più eclatanti e le pellicole che non riescono a raggiungere il break-even point, ovvero il momento in cui i ricavi totali derivanti dalla vendita dei biglietti eguagliano i costi totali sostenuti per la produzione e la distribuzione del film. In altre parole, è il punto in cui il film non genera né profitti né perdite.

I dati del Korean Film Council (KOFIC) evidenziano questo divario: il film coreano con i maggiori incassi della prima metà del 2024 (al 25 giugno) è Exhuma, con ben 11,91 milioni di spettatori. Un numero che distanzia nettamente il terzo classificato, Citizen of a Kind, fermo a 1,71 milioni di biglietti venduti. Al quarto posto si posiziona Alienoid Part 2 con 1,43 milioni di spettatori.

Nemmeno la presenza di attori famosi nel cast di un film ne garantisce automaticamente il successo, come dimostra il caso di Wonderland. Nonostante il suo cast stellare – che include Tang Wei, Park Bo-gum, Suzy, Jung Yu-mi, Choi Woo-shik e Gong Yoo -, il film ha faticato ad attirare il pubblico, attestandosi a circa 610.000 spettatori – ben lontano dai 2.9 milioni necessari per raggiungere il break-even point.

La polarizzazione del botteghino avrà probabilmente un impatto sulla produzione di film coreani. Si prevede un impoverimento del panorama cinematografico coreano, che prenderà sempre di più le distanze dal cinema d’autore e indipendente – il quale generalmente approfondisce temi e soggetti imbevuti di cupo realismo sociale – per favorire invece film blockbuster dal successo assicurato. Questo rischia, inoltre, di soffocare la creatività e l’innovazione nel cinema coreano.


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Una risposta a “Il cinema coreano verso la monocultura blockbuster”

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