
Fin dall’antichità il cibo coreano è stato profondamente associato ai rituali confuciani e alle cerimonie tipiche come i funerali, riti ancestrali, matrimoni, esorcismi. Tutt’oggi i rituali religiosi e ancestrali vengono svolti attorno al cibo, che viene considerato come offerta, come medium.
Il 儒教 (Confucianesimo), che ha avuto una profonda influenza sulla società coreana, si riflette anche nel modo di consumare i pasti: l’etichetta a tavola è precisa, con regole su come disporre i piatti, utilizzare le posate e persino sedersi.
Tradizioni patrimonio dell’UNESCO
Se si parla di cibo coreano, è impossibile non menzionare il kimchi, un piatto fermentato a base di cavolo, simbolo della cultura coreana. Il Kimjang (김장) è l’attività di preparazione del kimchi, che si svolge in Corea verso la fine dell’autunno in vista della stagione invernale, con gli ingredienti che si sono raccolti e praparati già in primavera, come ad esempio le acciughe e i gamberi. Fin dall’antichità, preparare il kimchi è stato un processo ciclico il cui evento annuale finale raggruppava famiglie ed intere comunità in tutta la penisola. Ancora oggi è un’attività sentita e svolta, trasmessa di generazione in generazione.
Nel 2013 la tradizione del Kimjang è stata registrata come Patrimonio Culturale Intangibile dell’Umanità dall’UNESCO.

Prendendo d’esempio il piatto Bibimbap (letteralmente riso mescolato), incarna perfettamente l’armonia e l’equilibrio tipici della cultura coreana. Consiste in riso con diverse verdure, uova e gochujang (고추장 – paprica piccante fermentata) che vengono posizionati nella ciotola separatamente e poi mischiati insieme. Un piatto estremamente semplice ma che racchiude l’essenza del popolo coreano, al quale piace stare in compagnia e condividere, passando così dall’individualismo (gli ingrediente separati) alla socialità con le persone (gli ingredienti mischiati amalgamati dal gochujang).
Al giorno d’oggi è uno dei piatti più famosi e conosciuti nel mondo.
K-food: una nuova celebrità
Negli ultimi anni, la cucina coreana ha acquisito una grande popolarità a livello internazionale, grazie al successo della Hallyu, l’ondata coreana che ha diffuso musica, cinema e cultura coreana in tutto il mondo. Questo ha portato a un rinnovato interesse per le tradizioni culinarie coreane, con l’apertura di ristoranti coreani in tutto il globo e la riscoperta di ricette antiche.
I social media giocano un ruolo importante nella trasmissione e conoscenza delle ricette tipiche coreane. L’influenza dei creator digitali coreani, come youtuber e influencers, ha giocato un ruolo fondamentale nella diffusione del K-Food, rendendolo accessibile e attraente per un pubblico vasto e diversificato.
Basti pensare alla Buldak Spicy Chicken noodle challenge, una sfida che consisteva nel mangiare i noodles istantanei estremamente piccanti, a cui hanno partecipato persone da tutto il mondo. Questo ha portato l’azienda di produzione Samyang Foods a dover coprire una grossa domanda ed esportazione dei suoi prodotti in tutto il mondo.
Lo stesso è successo con il piatto Chapaguri, i noodles istantanei alla salsa di fagiolo nero Chapagetti mischiati agli udon da zuppa Neoguri, a seguito della sua apparizione nel film vincitore di Oscars Parasite (2019, Bong Joon-ho).
Il cibo coreano è un vero e proprio soft power, capace di influenzare positivamente la percezione della Corea del Sud a livello globale, e di promuovere i suoi valori e la sua cultura. È un elemento distintivo che contribuisce a definire l’identità nazionale e a rafforzare il senso di appartenenza.
Rappresenta anche uno strumento di diplomazia pubblica, utilizzato per promuovere la Corea del Sud e la sua cultura a livello internazionale. Ma soprattutto, è un potere economico: è uno dei motori dell’economia coreana, con un’industria alimentare in forte crescita e un ruolo importante nel settore turistico.











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