Il 12 luglio si è conclusa l’edizione 2024 del festival I-Days Milano con una giornata straordinaria per l’industria musicale live coreana in Europa e in Italia. Con gli Stray Kids come headliners, ha visto un pubblico di quasi 70mila persone. È il primo gruppo K-pop ad esibirsi agli I-Days e, soprattutto, a raggiungere tali numeri in tutta Europa. È stato anche il concerto più grande della carriera del gruppo, che non si era mai esibito davanti a una folla così numerosa. Live Nation, responsabile dell’organizzazione, ha colto l’opportunità, comprendendo che è il momento giusto per portare artisti coreani in Italia: ha soddisfatto una una domanda esistente. Tuttavia, l’industria è ancora lontana dall’accettare artisti che non appartengono ai mercati dominanti americani e inglesi. La dimostrazione che artisti che parlano una lingua incomprensibile a molti, con un modo di fare musica diverso, possano essere grandi competitor, evidentemente spaventa.

Palco degli I-Days. Foto di Elena Di Vincenzo.

Questo concerto è stato uno spartiacque: per l’industria live K-pop europea esisterà un “pre” e un “post” concerto. Ha dato un’enorme spinta e aperto nuove porte per le agenzie coreane e italiane nell’organizzazione di concerti importanti. Al contempo, è difficile ammettere che i cantanti coreani non erano una “moda passeggera” e che PSY con Gangnam Style nel 2013 e i BTS con Dynamite nel 2020 non erano “eccezioni alla regola” come pensava l’Occidente. Questo è evidente anche nei commenti dei giornalisti che hanno descritto il concerto degli Stray Kids con espressioni ignoranti, dimostrando una scarsa apertura verso il diverso.

Si è potuto assistere ad un evento di tale portata (che ribadiamo ha cambiato per sempre la percezione degli artisti coreani in Europa tra gli addetti ai lavori), eppure gli articoli scritti dalla selezionatissima stampa chiamata per la conferenza, si è focalizzata principalmente su aspetti superficiali.

La risposta della stampa italiana

Milano – E la prima giornata di questo weekend ad altissima densità per gli abitanti di San Siro è andata. È andata sotto la pioggia, nella notte de La Maura, col debutto italiano di quegli Stray Kids invocati a gran voce da 67mila fans adoranti (52 mila italiani e 15 mila stranieri, dice la prevendita) rimasti ammassati sottopalco ad attenderli sfidando il diluvio. Una fabbrica di plastica. Made in Korea. Ma osannatissima.
Prodotto fra i più scintillanti di quel k-pop (con una decisa connatazione urban), che i numeri degli iDays dicono aver sfondato pure in Italia. Increduli pure loro, Bang Chan, Lee Know, Changbin, Hyunjin, Han, Felix, Seungmin e I.N., con i loro look griffati e i lineamenti ritoccati, che nell’incontro coi giornalisti italiani hanno ammesso di non aver mai avuto un pubblico così, visto che finora il bagno di folla più grosso non era andato oltre le 45-50 mila presenze. No contatti, no saluti, no foto, e solo domande approvate preventivamente rivolte da un’esperta di k-pop in inglese, tradotte per la band in coreano, e risposte tradotte invece in italiano.
– Il Giorno

[..] Dagli Stati Uniti alla Russia, dall’Africa al Canada sono migliaia i fan di un genere che mischia canzoni dai testi superficialissimi, quasi puerili e balletti studiati apposta per Tik Tok.
– La Stampa

Questi sono alcuni articoli pubblicati dalle testate giornalistiche italiane a seguito del concerto. Avanzando affermazioni opinabili, molti si sono concentrati sul modus operandi dell’intervista, lamentando in fondo di non poter scherzare con gli artisti, come se fossero gli unici al mondo a condurre interviste con domande e risposte pre-selezionate.

L’autore dell’articolo de Il Giornale ha successivametne risposto alle critiche dei fan sul web con un altro articolo (leggibile sul sito della testata), sottolineando la distanza posta tra artisti e giornalisti. Ha anche aggiunto che la casa discografica Universal Music Italia, che ha organizzato l’incontro, ha definito lo svolgimento della conferenza stampa “un po’ anomalo”. Forse sono state prese precauzioni per motivi interni, magari anche per evitare maltrattamenti e mancanze di rispetto a cui spesso questi artisti vanno incontro. In ogni caso, la conferenza stampa non era l’evento principale della giornata; sarebbe stato più opportuno concentrarsi sul concerto, come ci si aspetta da giornalisti che si occupano di cultura e intrattenimento.

Ma la vera mancanza di professionalità è stata raggiunta dai giornalisti di RTL 102.5:

“Ma i giornalisti d’inchiesta come me, si sono domandati chi cacchio sono questi Stray Kids (…) sono una band coreana – siccome adesso sai che i BTS sono al militare quindi fanno 10 anni -”

“Gli rubano subito la poltrona”

“Esatto, e sono diventati veramente dei fenomeni. I ragazzini, molto giovani, sono impazziti per questi. Anche perché il loro concerto pare non sia stato niente di che, un’oretta di musica e buona notte”

“Come ti permetti?” [scherzando]

“Un’oretta di musica per sette ore di attesa magari no. È tutto il contorno, le band di supporto, tutto questo mondo coreano…”

“…Che evidentemente piace…”

“…Che noi vediamo su TikTok, proprio che vediamo nei film, quelle vestite da gattina che cantano ‘chipi chipi chapa chapa’, è quel mondo lì. Un sacco di ragazze a vedere questo fenomeno. Stray Kids.

‘Chipi chipi chapa chapa’” vediamo su TikTok, proprio che vediamo nei film, quelle vestite da gattina che cantano “chipi chipi chapa chapa”, è quel mondo lì. Un sacco di ragazze a vedere questo fenomeno. Stray Kids. “Chipi chipi chapa chapa”

La speaker radiofonica sottolinea di essere una giornalista d’inchiesta e, nonostante ciò, ha evidentemente dimenticato la parte più importante del suo lavoro: fare ricerca. Il concerto è durato un’ora e mezza, i BTS completeranno il servizio di leva militare l’anno prossimo e la loro assenza non determina il successo di altri gruppi. Gli Stray Kids hanno una carriera fiorente dal 2017 e non hanno bisogno di “rubare la poltrona” a nessuno. Non fanno balletti per TikTok, ma eseguono coreografie complesse studiate duramente. Come tutti gli altri artisti esistenti.

Nessuno ha accennato al fatto che il gruppo si è esibito per un’ora e mezza con solo due brevi pause, cantando solo canzoni di gruppo e performando tutte le coreografie, mantenendo voci stabili per tutto il concerto senza mai perdere un colpo.

Nessuno parla della precisione e del talento di questi artisti, della passione e dell’energia messe, di essere autori, cantautori, produttori della loro intera discografia. Di essere perfomers professionisti in gradi di muoversi su un palco imponente come quello degli I-Days. Del fatto che hanno appena radunato 70mila persone provenienti da tutto il mondo a Milano, la cui maggior parte ha imparato le strofe in coreano per essere in grado di cantarle.

Stray Kids sul palco degli I-Days. Foto di Elena Di Vincenzo.

Ancora una volta, l’arte è seconda ai pregiudizi. Mostrando ignoranza e poco impegno nel comprendere ciò di cui si parla e anche nascondendo un velato razzismo, le persone coinvolte si sono prese in questo modo la libertà di ridicolizzare anni di lavoro.

Chiaramente gli Stray Kids non sono gli unici artisti al mondo criticati e offesi per la loro provenienza, non sono nè i primi e nè saranno gli ultimi, ma è sconcertante come, nonostante il loro evidente successo anche in Italia, ci sia ancora il bisogno di sminuire il loro lavoro a causa di pregiudizi che nel 2024 dovrebbero essere superati. La musica dovrebbe unire e i giornalisti dovrebbero essere i primi a trasmettere questo messaggio.
Ma si sa, più si ha successo più si è temuti.


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