
Pungmul: la musica dei contadini
La musica ha sempre avuto un ruolo fondamentale nelle tradizioni agricole coreane. Ogni regione possiede la propria musica popolare, chiamata Pungmul, che letteralmente significa “musica dei contadini”. Eseguita principalmente durante l’era coloniale (1910-1945), questa musica serviva a costruire un senso di cooperazione e solidarietà durante i periodi più difficili, soprattutto per i contadini, e a creare un senso di identità condivisa all’interno delle comunità. Accompagnando il lavoro agricolo, rendeva il lavoro di gruppo più sopportabile e piacevole.
Si dice anche che in origine era nato come un modo per augurare un buon raccolto o celebrare le buone occasioni. Altre fonti dicono che era stata inventata dai monaci buddisti che andavano di casa in casa suonando gli strumenti per raccogliere fondi per la costruzione di un tempio. Nel 2014, l’UNESCO ha riconosciuto il Pungmul come Patrimonio Culturale Immateriale. Questa forma d’arte, tipica delle comunità rurali, è eseguita da un complesso di percussionisti e musicisti di strumenti a fiato e combina musica, danza e acrobazie, il tutto caratterizzato da costumi tradizionali molto colorati.
Il tambureggiare è l’elemento centrale della pratica. Ogni gruppo è guidato da un suonatore di kkwaenggwari (꽹과리 – un gong che si tiene a mano) chiamato Sangsoe (상쇠). Durante glianni ’70, periodo di tumultuosi eventi per l’ottenimento della democrazia, le proteste venivano accompagnate dal Pungmul per esprimere dissenso, e ancora oggi viene utilizzato per questo scopo.
Conosciuto anche come Nongak, l’Amministrazione del Patrimonio Culturale della Corea del Sud utilizza questo termine per designare la tradizione popolare come Patrimonio Culturale Immateriale Importante. Negli anni ’80, crebbe l’opposizione da parte di artisti e studiosi verso il suo utilizzo, poiché le autorità coloniali cercarono di limitarne l’attività ai contadini per sopprimerne l’uso e il significato tra i colonizzati. È anche conosciuto con molti nomi sinonimi in tutta la penisola.
Molti studenti e performers sostengono che durante l’era della colonizzazione giapponese, il termine “nongak” era utilizzato dagli oppressori per sopprimere la pratica e il suo significato.
Pansori: lo storytelling popolare
Se il Pungmul faceva da accompagnamento alle attività di raccolto, è grazie alla pratica del Pansori (판소리) che abbiamo la descrizione delle pietanze e della tradizione culinaria del tempo. Il Pansori (판: luogo dove si riuniscono molte persone e 소리: suono) è una pratica di trasmissione orale di storie, che venivano accompagnate da musica strumentale. Era una forma popolare di storytelling. Spesso messo in atto da un cantante professionista e musicista. Così si sono tramandati racconti famosi del tempo.
Queste storie narrano principalmente del valore della terra e di come possedere questa fosse sinonimo di potere e ricchezza. La famiglia reale, i nobili e i funzionari consideravano la distribuzione delle terre molto importante. Pochi proprietari terrieri possedevano grandi aree, mentre la maggior parte dei contadini diventava mezzadra, pagando affitti elevati e numerose tasse. Di conseguenza, i contadini avevano poco cibo rispetto ai nobili e alla classe media, che ne avevano in abbondanza. Questa situazione era ben descritta nelle storie Pansori come Heungbojeon (興夫傳) or Jeokbyeokga (赤壁歌). Dal 2008, anche il Pansori fa fa parte del Patrimonio Culturale Immateriale.











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