
L’Isola di Jeju, un’oasi di pace e bellezza incontaminata, incanta i visitatori con i suoi paesaggi mozzafiato. Dalle spiagge di sabbia nera alle cascate tumultuose, dai vulcani dormienti ai rigogliosi boschi, Jeju è un vero e proprio paradiso per gli amanti della natura.
“L’isola di Jeju è Hallasan e Hallasan è Jeju”
Situata al largo della costa sud-orientale della Corea del Sud, Jeju si è formata circa 2 milioni di anni fa a seguito di alcune eruzioni vulcaniche. L’isola è infatti dominata dal vulcano Hallasan, considerato la cima più alta di tutta la Corea del Sud. Nel 2007, l’UNESCO ha dichiarato il vulcano Hallasan e i tunnel di lava di Jeju – tra i più lunghi al mondo, sono condotti naturali che si formano dalla lava che scorre da una bocca vulcanica e che si muove sotto la superficie indurita di una colata lavica – Patrimonio Mondiale, sottolineando l’importanza geologica e culturale di quest’isola.
Il Massacro del 3 aprile
Un evento storico che non tutti conoscono, in quanto spesso trascurato, che vede protagonista proprio l’isola di Jeju è quello del Massacro del 3 aprile, una data tra le più tragiche e dolorose nella storia della Corea del Sud.

Nel 1947, sull’isola di Jeju, scoppiarono delle proteste contro il governo sudcoreano, allora sotto il controllo degli Stati Uniti. Queste proteste, inizialmente pacifiche, sfociarono in una rivolta armata a causa della repressione violenta da parte delle forze governative.
Un anno più tardi, il 3 aprile 1948, il governo sudcoreano lanciò una vasta operazione militare per sedare la rivolta. L’isola fu messa sotto assedio e migliaia di civili furono uccisi. Le stime sul numero delle vittime variano a seconda delle fonti, ma si parla di decine di migliaia di persone. Ad essere violentemente massacrato fu quasi il 10% della popolazione totale dell’isola.
Nonostante la portata del massacro, l’evento è stato spesso minimizzato dallo stesso governo sudcoreano. Il Comitato Nazionale per l’Investigazione della Verità, presieduto dal primo ministro Goh Kun nel 2003, dopo un’analisi approfondita degli eventi, giunse alla conclusione che le azioni del governo sudcoreano contro i civili dell’isola di Jeju potessero essere definite come genocidio. Questa dichiarazione ufficiale rappresentò un passo significativo verso il riconoscimento della gravità di quanto accaduto e dell’ingiustizia subita dalle vittime e dalle loro famiglie.
Haenyeo
Jeju è però conosciuta anche per la sua ricca cultura e le sue antiche tradizioni.

Parte integrante della cultura e dell’identità di Jeju sono le haenyeo, ovvero le straordinarie donne subacquee che da secoli si immergono nelle fredde acque dell’oceano senza l’ausilio di bombole d’ossigeno, per raccogliere i prodotti del mare, tra cui abaloni, molluschi, alghe e altri frutti di mare.
Il loro lavoro prende il nome di Muljil ed è considerato una pratica difficile da masterizzare. Le haeneyo iniziano la loro formazione attorno agli 8 anni di età, quando imparano a nuotare ed ad andare in profondità. Il Muljil è infatti un lavoro pericoloso che richiede tanta esperienza e capacità che vengono considerate quasi sovrumane. Per queste donne è fondamentale riuscire a trattenere il respiro per periodi prolungati: questo richiede un controllo preciso del respiro e una capacità di rilassarsi rapidamente sotto pressione.
Questa capacità di autoregolarsi è frutto di anni di esperienza e di una profonda conoscenza del mare. Le haenyeo trasmettono queste conoscenze alle generazioni più giovani, assicurando così la sopravvivenza di questa antica tradizione. Anche il sapere e le pratiche delle haenyeo sono stati riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
Cosa vedere a Jeju
In questo ultimo articolo del nostro editoriale ci siamo volute dedicare al racconto un po’ più approfondito di alcuni aspetti storici e culturali caratteristici dell’isola di Jeju, di cui si conosce molto poco ma la cui rilevanza per l’isola è innegabile. Come nei due articoli precedenti – uno dedicato alla città di Busan e l’altro a quella Gwangju – non vi vogliamo però lasciare senza una direzione!

Hallasan National Park: qui si può visitare il vulcano inattivo Hallasan e il Baengnokdam Crater Lake, un lago craterico si trova sulla cima dell’Hallasan.
Seongsan Ilchulbong (Sunrise Peak): patrimonio Mondiale dell’UNESCO, Seongsan Ilchulbong è un cratere a cono di tufo formato da eruzioni vulcaniche. Offre una splendida vista dell’alba, da cui il nome.


Manjanggul Cave: uno dei tubi di lava più lunghi del mondo, la grotta di Manjanggul è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. La grotta è nota per le sue formazioni laviche uniche ed è aperta al pubblico per l’esplorazione.
Cheonjiyeon Waterfall:situata vicino a Seogwipo, la cascata di Cheonjiyeon è una delle più famose dell’isola. È circondata da una vegetazione rigogliosa e offre un’atmosfera serena.












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