
Sempre di più negli ultimi anni è cresciuto in tutto il mondo l’interesse verso produzioni cinematografiche indipendenti che vedono registe donne dietro la macchina da ripresa. Complice di questa tendenza è stato il movimento #MeToo, che ha riacceso in tutto il mondo – Corea del Sud compresa – dibattiti legati alle questioni di genere e, soprattutto, al femminismo. È infatti all’interno di questo contesto che si sono potuti affermare volti femminili anche in campo cinematografico, ormai diventato particolarmente sensibile a narrazioni che accolgono la diversità, osservandola da una prospettiva non più esclusivamente maschile – dominante nel settore fino a quel momento.
Fatta questa necessaria premessa, torniamo ora a focalizzare l’attenzione sulla nostra comune passione: il cinema sudcoreano. Analogamente a quanto avvenuto in Occidente, anche in Corea del Sud si è assistito all’emergere di una nuova generazione di registe, tra cui Yoon Ga-eun, le cui opere, per diverse ragioni, hanno portato una ventata di freschezza all’interno di un’industria prevalentemente maschile.
L’infanzia e la pre-adolescenza sul grande schermo

«Mi interessa molto il cuore dei bambini che affrontano un periodo che li colpisce direttamente e che alla fine riescono a superare»
L’impatto delle opere di Yoon Ga-eun è innegabilmente legato alle tematiche che affronta. La regista, infatti, fin dagli albori della sua carriera si è dedicata al racconto di quella particolare fase di vita che separa l’infanzia dalla pre-adolescenza. Un’età che, tuttavia, non viene quasi mai narrata sul grande schermo, in quanto le produzioni cinematografiche non la ritengono essere abbastanza avvincente per catturare l’interesse del pubblico e quindi per generare sufficiente profitto. Yoon non ha però mai avuto dubbi: i bambini sono tra i gruppi sociali più vulnerabili e la loro voce merita di essere ascoltata. Specialmente quando queste giovani identità si ritrovano soffocate da una società che impone loro di essere sempre i migliori, di studiare fino ad esaurire le proprie forze, facendo allo stesso tempo i conti con eventuali disordini familiari e personali di cui ancora non possono capirne appieno le dinamiche e che quindi faticano a gestire, è importante dare loro visibilità mediatica, con la speranza che i loro bisogni vengano riconosciuti e che le cose possano finalmente cambiare.
Lo stile: una finestra visiva e sonora sul mondo dei bambini

A causa di quanto detto fin’ora, Yoon Ga-eun ha spesso dovuto fare i conti con budget di produzione decisamente ristretti. Tuttavia, nemmeno un portafogli leggero ha mai impedito alle sue abilità registiche di emergere. Al contrario, Yoon ha utilizzato le limitazioni di budget come pretesto per modellare un suo stile cinematografico personale, ad oggi diventato distintivo e iconico della sua visione artistica. A partire da numerosi close-ups sui volti dei suoi protagonisti per proseguire poi nella direzione di una colonna sonora quasi inesistente, Yoon Ga-eun riesce a portare sullo schermo, attraverso le sue opere, una rappresentazione realistica e dettagliata della realtà che i bambini si ritrovano a dover affrontare quotidianamente. Missione della regista è riuscire a fare immergere i suoi spettatori nell’ambiente ricreato appositamente per i loro occhi attraverso l’ascolto dei suoni, parole e urla che circondano i giovanissimi eroi delle sue storie, focalizzando lo sguardo del pubblico anche sui movimenti di quei corpi e volti che difficilmente sanno mentire.
Inoltre, anziché imporre un’interpretazione rigida, la regista consegna ai giovani attori un copione come una guida, un punto di partenza. Li incoraggia a sperimentare, a portare le proprie esperienze e la propria immaginazione nel personaggio, trasformando il testo scritto in una performance unica e autentica. Il copione diventa un terreno fertile su cui i giovani attori possono seminare la propria creatività. Yoon li guida in questo percorso, stimolando la loro capacità di improvvisare e di trovare soluzioni originali. Così facendo, viene conferito un ulteriore grado di realismo e autenticità ai racconti portati sullo schermo.
In generale, Yoon Ga-eun si conferma una voce unica nel panorama cinematografico sudcoreano, capace di esplorare le profondità dell’animo umano, in particolare quello infantile, con una sensibilità tale da riuscire a scaldare il cuore di tutti i suoi spettatori, i quali vengono invitati a riflettere su temi universali come l’amicizia, la crescita e la solitudine. I suoi film sono un invito a riscoprire il mondo con gli occhi di un bambino, sarà interessante seguire i suoi prossimi lavori e vedere come continuerà a evolversi la sua poetica visiva!
Di seguito i trailer dei suoi primi due film, The World of Us (2016) e The House of Us (2019), da vedere assolutamente!











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