Gli anni Novanta rappresentano un’epoca di trasformazione per il cinema sudcoreano. Finalmente lontana dall’ombra della dittatura militare, l’industria cinematografica del Paese prende il volo, aprendo la strada alla vera e propria rinascita del cinema coreano verificatasi negli anni 2000. Al di là delle narrazioni e delle tecniche cinematografiche, un modo per tracciare questa evoluzione è esaminare i manifesti cinematografici dell’epoca. Queste rappresentazioni visive catturano non solo le strategie di marketing, ma anche i cambiamenti culturali, le tendenze artistiche e i temi emergenti del cinema coreano. Dall’estetica indie ai blockbuster, le locandine fungono da vividi indicatori della sperimentazione e della crescita del periodo, offrendo una lente attraverso la quale possiamo apprezzare i cambiamenti dinamici che si sono verificati sullo schermo e dietro le quinte.

Niente più censura: la politica finalmente sullo schermo

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 in Corea del Sud si verifica un ribaltamento significativo del sistema politico del Paese, che mette fine alla dittatura militare del presidente Chun Doo-hwan e che rende possibile la liberalizzazione della produzione cinematografica nel 1987. È all’interno di questo contesto che sempre più cineasti si dedicano alla realizzazione di film politici, decidendo di esplorare quell’ampia gamma di argomenti, compresi quelli considerati politicamente o socialmente sensibili, fino a quel momento posta sotto censura. Sul grande schermo si raccontano storie vere e socialmente rilevanti. Cresce l’interesse per l’espressività dei volti: ciò che più cattura l’attenzione è il viso degli attori, capaci di comunicare emozioni e significati più profondi di qualsiasi dialogo o azione. I volti diventano così non solo i protagonisti delle pellicole, ma anche dei poster, che ne catturano la potenza visiva e simbolica, trasformandoli in vere e proprie icone del cinema dell’epoca.

A Single Spark, 1995, dir. Park Kwang-su

Prendiamo, per esempio, A Single Spark, un film che racconta la storia di Jeon Tae-il, un attivista sindacale la cui autoimmolazione nel 1970 ha dato vita al movimento sindacale sudcoreano. Il film riflette la crescente attenzione alle questioni sociali e politiche nel cinema coreano degli anni ’90, quando l’industria ha iniziato a esplorare la storia recente della nazione e le lotte della classe operaia. Il poster del film presenta un’immagine inquietante di Jeon Tae-il, spesso raffigurato come una figura solitaria circondata da fiamme o da immagini urbane opprimenti. L’uso di colori forti e infuocati e di elementi simbolici riflette l’intensità della lotta politica, rendendolo una rappresentazione d’impatto della scelta di parlare di politica. Questa estetica cattura la sfida e l’urgenza delle conversazioni politiche che si svolgono in questo decennio in Corea.

Un nuovo sistema di finanziamenti: al via la produzione di commedie romantiche

Il cambiamento più significativo nel cinema coreano degli anni Novanta avviene nell’ambito dei finanziamenti. Durante questo periodo, le grandi società – tra cui, ad esempio, Samsung – iniziano a finanziare la produzione dei film. Questa trasformazione nel modo di finanziare il cinema influenza anche i contenuti stessi dei film.

È proprio in questi anni che Chungmuro, considerato il cuore dell’industria cinematografica coreana, si inizia ad interessare alle commedie romantiche, inaugurando così l’era dei “film con pre-produzione sistematica”. Questo nuovo approccio, caratterizzato da una maggiore pianificazione e professionalizzazione, segna una svolta cruciale nel modo di realizzare e concepire il cinema in Corea.

I manifesti delle commedie romantiche degli anni ’90 utilizzano spesso colori vivaci, disegni stravaganti e immagini giocose per trasmettere la natura spensierata del genere. I poster mettono spesso in risalto la chimica tra i protagonisti attraverso immagini intime, umoristiche o affettuose, con l’obiettivo di attirare il pubblico con il loro fascino e la promessa di romanticismo e comicità.

Blue in You, 1992, dir. Lee Hyeon-seung

Un crescente interesse verso i film d’azione

Le produzioni cinematografiche dell’epoca, tuttavia, non si dedicano esclusivamente alle commedie romantiche: un nuovo trend emergente è infatti rappresentato dai cosiddetti “film incentrati sugli uomini”, ovvero film d’azione che vedevano come protagonisti uomini rudi dal cuore pesante.

The Rules of the Game, 1994, dir. Jang Hyun-soo

In questo caso, le locandine dei film utilizzano spesso font di grande impatto e scritte in grassetto per enfatizzare il titolo del film e creare un senso di urgenza o eccitazione. I colori vivaci e intensi sono comunemente utilizzati per riflettere la natura ad alta tensione del film, rendendo le locandine accattivanti e d’impatto. Molte locandine si concentrano sull’eroe d’azione centrale, mettendone in risalto la forza, l’agilità o le abilità di combattimento.

Un prolificare di commedie

Negli anni Novanta, il cinema coreano si libera anche dalla rigidità delle regole cinematografiche tradizionali. I registi iniziano a sperimentare con nuove forme narrative, riempiendo lo schermo con messe in scena e dialoghi fuori dagli schemi. È in questo contesto che si afferma lo stile “postmoderno”, caratterizzato dall’uso di parodie e da un’estetica kitsch.

Lo stesso si riflette nelle locandine dei film. Emblematico è, ad esempio, il poster di n. 3 (1997) di Song Neung-han che mescola azione ed elementi comici, presentando il personaggio principale in una posa dinamica e orientata all’azione. La locandina riflette la natura di genere del film, combinando l’azione con l’umorismo e presentando un design visivamente coinvolgente ed energico.

No. 3, 1997, dir. Song Neung-han

L’ascesa del cinema indipendente coreano

Inoltre, si assiste ad un aumento della cinematografia indipendente, con autori che sperimentano nuove modalità di racconto. Gli anni ’90 vedono infatti l’ascesa di registi, come Hong Sang-soo e Kim Ki-duk, che si focalizzano su narrazioni introspettive, artistiche e socialmente consapevoli, discostandosi dai film commerciali del passato.

The Quiet Family, 1998, dir. Kim Jee-woon

In questo modo, le locandine dei film indipendenti in Corea negli anni Novanta riflettono spesso un’estetica distinta che le differenzia dal cinema tradizionale. Questi manifesti abbracciano un approccio più sperimentale e artistico, rispecchiando la narrazione innovativa e i temi non convenzionali dei film. Invece degli elementi promozionali tradizionali, questi manifesti enfatizzano lo stato d’animo e la profondità tematica del film attraverso immagini e schemi di colore evocativi. Molti manifesti evidenziano l’attenzione del film per lo studio dei personaggi e le narrazioni introspettive, spesso utilizzando immagini che suggeriscono una complessità emotiva o psicologica.

La nascita della cultura della cinefilia

Uno dei fenomeni culturali più rilevanti del cinema coreano negli anni Novanta è l‘emergere della cultura cinefila. In questo periodo, i film d’essai internazionali trovano spazio in sale cinematografiche dedicate, suscitando l’interesse e il consenso di un pubblico giovane e appassionato. Un elemento distintivo delle brochure promozionali di questi film d’autore è l’uso di un “colore” specifico per comunicare un’estetica raffinata e un sentimento sofisticato, attirando così spettatori che cercavano opere dal forte impatto visivo e intellettuale. Questi colori non sono solo scelte estetiche, ma veicolano l’essenza emotiva e artistica del film, contribuendo a creare un’identità visiva unica per ciascuna pellicola.

Damage (Dir. Louis Malle, 1992) Brochure del programma del film coreano piegato a lettera (lato anteriore)

L’impatto di Hollywood

The Matrix (Dirs. Lana Wachowski, Lilly Wachowski, 1999) Brochure del programma cinematografico coreano bi-fold (aperta all’esterno)

Il vero impatto sull’industria cinematografica coreana negli anni Novanta non proviene, tuttavia, dai nuovi esperimenti con la pre-produzione sistematica, dalle commedie di genere o dalla riflessione sociale profonda della New Wave, ma si può ricondurre invece all’affermarsi della distribuzione diretta dei film stranieri, che inizia alla fine degli anni ’80 e raggiunge il suo apice nei primi anni ’90. I film hollywoodiani importati in Corea negli anni Novanta hanno un impatto significativo sulla scena cinematografica locale, che spesso si riflette nei loro manifesti vivaci e accattivanti. Questi manifesti catturano l’essenza dell’era dei blockbuster e mirano ad attrarre il pubblico coreano con immagini dinamiche e disegni audaci.

[fonti: https://artsandculture.google.com/story/owURnBJRACXNPQ, https://theasiancut.com/post/south-korean-cinema-new-wave-today/]


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