Il mito di Jacheongbi rappresenta una figura centrale nella mitologia coreana, offrendo un affascinante ritratto di una divinità femminile forte, indipendente e determinata. Questa dea è particolarmente venerata sull’isola di Jeju, dove è considerata la protettrice della terra, della fertilità e dell’agricoltura. La sua storia si intreccia con le radici profonde della cultura sciamanica coreana, collegandosi ai miti legati alla fecondità del suolo e ai raccolti abbondanti. La figura di Jacheongbi simboleggia l’amore, la generosità della terra e la sua capacità di offrire prosperità e conoscenza all’umanità.

Le origini e la storia

Il mito di Jacheongbi trova le sue origini nel “Segyong bonpuri”, un’antica raccolta di canti tramandati oralmente dai sciamani dell’Isola di Jeju tra il XIII e il XV secolo. Il suo nome, che significa “vuole se stessa”, riflette perfettamente la sua indole autonoma e la capacità di decidere il proprio destino, qualità che l’hanno resa un’icona per molte donne dell’isola. La sua storia racconta di una donna che sfida le norme sociali per seguire il proprio istinto e le proprie aspirazioni.

La sua storia inizia a Seoul, dove si traveste da uomo per perseguire una istruzione superiore. Duranti gli studi si innamora del suo compagno di stanza Mun, nonché il figlio dell’Imperatore del Cielo. Una volta rivelata la sua vera identità, i due si sposano in segreto.

Mettendo l’educazione e l’amore ugualmente al primo posto, segue il suo spirito ribelle andando contro le convenzioni sociale del tempo.

Tuttavia, il padre di Mun, l’imperatore del Cielo, cerca comunque una sposa per il figlio e lo richiama al Giardino del Cielo. Decide di lanciare una sfida per la pretendente e Jacheongbi: camminare sui coltelli infuocati. L’altra donna si rifiuta di partecipare e si fa morire di fame, diventando così il “fantasma affamato”. È proprio da qui che deriva la tradizione di nozze di fare offerte agli spiriti affamati.

Spettacolo dedicato alla dea Jacheongbi, Isola di Jeju

Trasformazione e saggezza: l’equilibrio tra energia maschile e femminile

Nonostante il matrimonio con Mun, il dio è costretto a trascorrere metà del tempo nel Giardino del Cielo, ma la fiducia di Jacheongbi nel loro amore è tale da accettare la separazione. Quando però Mun si dimentica di tornare sulla terra, Jacheongbi decide di andare personalmente a recuperarlo. Questo viaggio, che ricorda in qualche modo un’Odissea femminile e Alice nel Paese delle Meraviglie, è ricco di ostacoli e sfide.

Queste dinamiche che vedono il marito perduto salvato dalla moglie forte, è un tema presente in altri miti inerenti all’isola di Jeju.

Accompagnata dal suo servitore Jeongsunam, affronta una serie di prove che mettono alla prova il suo coraggio e la sua intelligenza. In un momento cruciale, Jeongsunam tenta di violentarla, ma Jacheongbi riesce a sconfiggerlo e ad ucciderlo.

La nostra eroina arriva al Giardino della Vita, dove sono presenti dei fiori che rappresentano ciascuna persona sulla terra, ma anche per curare ogni malattia esistente. Decide così di trovare un fiore per riportare in vita il servitore e curarlo dalla sua brama di donne, ma ovviamente non sono fiori che possono essere raccolti facilmente. Si ritrova dunque a travestirsi nuovamente in uomo e ingannare così la figlia del Giardiniere per farsi rivelare come e quale fiore cogliere. La figlia però si innamora di lei e la chiede in sposa.

Questa capacità di trasformarsi e di travestirsi, anche cambiando genere, riflette l’elemento del mutaforma associato alla dea, una figura che incarna l’equilibrio tra le energie maschili e femminili, secondo la filosofia taoista dello yin e yang.

Il lascito di Jacheongbi: Dea della Terra e dell’Amore

Durante il suo soggiorno nel giardino, Jacheongbi risolve anche un conflitto tra le divinità, dimostrando la sua saggezza e diplomazia.
Alla fine del viaggio, l’Imperatore del Cielo, riconoscente per la sua abilità e il suo coraggio, le concede non solo di tornare con il marito Mun, ma le dona anche cinque chicchi da portare sulla terra: orzo, riso, fagioli, miglio e panìco. A questi, Jacheongbi aggiunge il grano saraceno, una pianta in grado di crescere nelle condizioni più difficili, ottenuta grazie alla sua compassione per il popolo.

Il mito di Jacheongbi si conclude con la sua trasformazione in Jungsegyeong, la dea agricola della terra, mentre Mun diventa Sangsegyeong, il dio celeste dell’agricoltura, e Jeongsunam si trasforma in Hasegyeog, il dio del bestiame. La leggenda celebra l’importanza della natura, dell’amore e della saggezza, evidenziando il ruolo centrale dell’agricoltura nella vita delle persone e l’indipendenza delle figure femminili nella mitologia coreana.


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