Quando si parla di musica coreana, la mente va subito al K-Pop, e recentemente anche l’hip-hop coreano ha iniziato a farsi spazio nel panorama mainstream, cioè nella conoscenza comune. Tuttavia, la musica di oggi, di qualsiasi paese, non esisterebbe senza i pionieri del rock.

Andiamo indietro nel tempo, fino ad incontrare il “nonno del rock coreano”: Shin Joong-hyun.
Nato nel 1938, Shin ha vissuto durante l’occupazione giapponese, la divisione delle due Coree e la crescente influenza degli Stati Uniti nel paese. È stato proprio grazie alla radio e ai canali americani militari come l’American Forces Korea Network che Shin ha scoperto le nuove correnti musicali emergenti di quel periodo, come il jazz e il rock, e artisti del calibro di Elvis Presley, Charlie Parker, Ella Fitzgerald, Jimi Hendrix e i Beatles.

Ispirato da queste novità, Shin ha iniziato ad esibirsi per le truppe americane nelle basi militari, allora l’unico luogo in cui era possibile suonare regolarmente, trovando finalmente un palco su cui far brillare il suo talento di chitarrista.

I primi lavori e l’ascesa con il primo “girl group”

Grazie a quelle esibizioni, Shin venne notato dai promotori e debuttò ufficialmente nel 1957 con il nome Jackie Shin. Nel 1964, fondò quella che viene considerata la prima band rock coreana, gli Add 4, e pubblicò il loro primo album, Woman in the Rain, che oggi è conosciuto per essere parte della colonna sonora del film Memorie di un assassino di Bong Joon-ho (2003).

Anche se l’album non ebbe molto successo, Shin non si lasciò scoraggiare e continuò la sua carriera, diventando il produttore delle Pearl Sisters (펄 시스터즈), le due sorelle che formarono uno dei primi “girl group” nel 1968. Pubblicarono il brano 커피 한잔 (One Cup of Coffee) dall’album My Dear, scritto proprio da Shin, che divenne uno dei pezzi più popolari dell’epoca. Ancora oggi è ricordato dai coreani per il riff di chitarra psichedelico e i versi iconici:

커피 한잔을 시켜놓고 (Ordino una tazza di caffè)
그대 올 때를 기다려봐도 (e aspetto il tuo arrivo)

Il brano ebbe un enorme successo, vendendo oltre un milione di copie, e le Pearl Sisters furono il primo gruppo femminile a ricevere un premio d’onore ai Korean Music Awards.

La ribellione all’oppressione dittatoriale

Gli anni Sessanta furono un periodo di grande tumulto storico e politico per la Corea del Sud, segnato dall’ascesa del dittatore Park Chung-hee, che governò dal 1962 fino al suo assassinio nel 1979.

La notorietà di Shin, il suo talento e il suo interesse per la musica internazionale, lo rese una figura di rilievo, tanto da attirare l’attenzione e i sospetti del Presidente Park. A quei tempi, infatti, le influenze estere erano considerate una minaccia.
Ecco un estratto del 1965 da un importante giornale coreano, il Kyunghyang Shinmun:

“Seduti davanti alla radio o alla TV, i residui di una squallida decadenza penetrano nelle nostre case. Questi elementi decadenti sono imitazioni dei vicoli pigri di paesi stranieri. Invece di cori sonori che sollevino il nostro spirito e incoraggino il progresso e la costruzione del domani, canzoni non degne di essere chiamate tali, spettacoli privi di valore, melodie decadenti della musica popolare straniera, di fronte alle quali scuotiamo i corpi ma che neanche riusciamo a pronunciare bene, corrompono la nostra visione”.

Nel 1972, Shin ricevette una telefonata dal presidente Park, che gli chiese di scrivere una canzone a scopo propagandistico. Da vero musicista rock, Shin rifiutò e scrisse invece un brano di otto minuti intitolato Beautiful Rivers and Mountains, in cui celebra la bellezza della Corea.

Questo atto di resistenza gli costò caro: venne etichettato come “anti-patriottico”. La polizia lo aggredì per strada, tagliandogli i lunghi capelli, allora considerati fuori legge, così come le minigonne e le sigarette.

L’arresto e l’esilio musicale

Nel 1975, Shin fu arrestato per possesso di marijuana, ottenuta tramite le sue conoscenze americane. In un’intervista ha dichiarato di aver fatto uso di droghe in passato, ma di aver smesso perché interferivano con il suo lavoro. Ciò che fu trovato era solo ciò che era rimasto in casa sua, ma che ormai non usava più. In prigione venne torturato e, successivamente, internato in un ospedale psichiatrico. I giornali pubblicarono foto di lui in prigione, dipingendolo come un “drogato squilibrato”. Una volta libero, scoprì che la sua musica era stata bandita dal governo, ed egli venne escluso dalla scena musicale per anni.

Questo esilio terminò solo nel 1979, quando il presidente Park venne assassinato e la musica di Shin poté circolare di nuovo. I locali iniziarono ad accettarlo nuovamente, ma in quel decennio di assenza il panorama musicale era cambiato radicalmente. La disco music e il pop dominavano la scena, mentre il rock psichedelico era passato di moda. Shin decise così di non rilasciare più musica.

Negli anni ’90, il rock tornò in auge in Corea del Sud, e la chitarra di Shin venne riscoperta, lasciando un segno anche sulle nuove generazioni.

Nel 2009, Shin è diventato il primo musicista asiatico a ricevere una Fender Custom Tribute Guitar e nel maggio del 2017 ha ricevuto una laurea ad honorem in musica dal Berklee College of Music.

Shin Joong-hyun non è solo una leggenda musicale; è un simbolo di resistenza artistica e libertà espressiva in Corea del Sud. Il suo contributo non si limita all’introduzione del rock in un paese segnato da rigide restrizioni culturali, ma rappresenta un esempio di integrità per generazioni di artisti coreani e internazionali. La sua musica, riscoperta e venerata ancora oggi, testimonia l’incredibile forza che un individuo può avere nel difendere la propria creatività anche contro le avversità. Grazie a Shin, il rock ha trovato una casa anche in Corea, e il suo spirito libero continua a ispirare e a risuonare tra le corde delle nuove generazioni.


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