Il cinema coreano ha vissuto la sua epoca d’oro negli anni ’60, un periodo che, per certi versi, nasconde un paradosso. La sua fioritura avvenne durante il regime autoritario di Park Chung-hee, in un contesto socio-politico difficile. Da un lato, il governo mirava a distrarre la popolazione dalle restrizioni della dittatura e usò il cinema come mezzo di intrattenimento e propaganda, sostenendo l’industria con agevolazioni fiscali. Questo incentivo permise la nascita di numerosi studi cinematografici, dotati di tecnologie all’avanguardia, e l’apertura di molte sale cinematografiche, con i coreani che raggiunsero una media di 60 visite annuali al cinema. Dall’altro lato, il regime esercitava un rigido controllo sui contenuti: i film dovevano aderire a tematiche e canoni accettabili, evitando qualsiasi critica al potere.

Un criterio di rilevanza per superare la censura era la vittoria ai festival internazionali, che conferiva al film il titolo di “alta qualità artistica”, facilitandone la distribuzione. Questa dinamica convinse la produzione domestica a concentrarsi su opere che potessero competere nei festival internazionali, spingendo il governo a stabilire criteri per definire un film di valore artistico, come adattamenti di romanzi popolari coreani e opere anti-comuniste (Kim, 2019). Di conseguenza, registi e sceneggiatori iniziarono a esplorare temi complessi e a sperimentare con forme narrative e stilistiche raffinate, spesso attingendo a influenze letterarie e a tecniche provenienti dai movimenti modernisti internazionali. Questo portò alla nascita di un cinema d’autore coreano, capace di bilanciare le richieste del governo con una visione artistica più profonda e critica della società.

La nascita del cinema d’essai coreano

Per questa ragione, molti film dell’epoca si basano su adattamenti letterari, una scelta che potrebbe sembrare in contrasto con la concezione europea del cinema d’essai, spesso legata all’innovazione estetica e al rifiuto dei canoni tradizionali. Tuttavia, il cinema d’essai coreano si distingue per come riflette il contesto storico, politico e sociale da cui nasce. La sua “originalità” emerge nel modo in cui interpreta queste influenze, risultando una forma d’arte valida a pieno titolo.

Le correnti moderniste europee, come il Neorealismo italiano, la Nouvelle Vague francese e l’Espressionismo tedesco, hanno avuto un impatto significativo sul cinema coreano, visibile nell’attenzione al realismo psicologico e alla rappresentazione della sessualità. I film arthouse coreani sperimentavano con metodi non convenzionali di narrazione visiva, privilegiando la creazione di atmosfere piuttosto che di trame tradizionali (Kim, 2019).

Fino all’ultimo respiro (À bout de souffle, 1960), dir. Jean-Luc Godard
Ladri di biciclette (1948), dir. Vittorio De Sica
Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari, 1920), dir. Robert Wiene

Molti film d’essai coreani si concentrano su questioni sociali, tra cui la povertà, l’oppressione, l’alienazione e il trauma della guerra. Queste pellicole esplorano il disagio sociale e la disillusione in periodi di transizione, riflettendo le difficoltà che la Corea affrontava durante il dopoguerra e le trasformazioni economiche.

Il cinema d’essai coreano ha sempre cercato di riflettere la realtà, e non solo di intrattenere. Questo tipo di cinema è profondamente legato alle esperienze della società coreana: il trauma della guerra, la modernizzazione rapida, e la lotta tra tradizione e modernità. I personaggi sono spesso complessi, disillusi, in lotta con se stessi e il sistema che li circonda, offrendo uno spaccato intimo e realistico della vita.

Alcuni esempi – Aimless Bullet (1961) e Mist (1967)

Aimless Bullet (1961), diretto da Yu Hyun-mok, è un’opera iconica del cinema d’essai coreano. Considerato uno dei capolavori del periodo, il film narra il dramma di una famiglia che lotta per sopravvivere nella Corea del dopoguerra. Con uno stile realistico e una critica sociale tagliente, Aimless Bullet mostra la miseria e il senso di disperazione, rappresentando una forte denuncia sociale contro la povertà e l’oppressione. La sua rappresentazione della crisi individuale e collettiva si allontana dalle convenzioni narrative lineari, rendendolo una pietra miliare del cinema d’autore coreano. Le interpretazioni dolorose e sconfortanti e le riprese lunatiche ricordano il Neorealismo italiano, in particolare la Trilogia della Guerra di Rossellini (Doherty, 2024).

Un altro esempio emblematico di questa fase di sperimentazione è Mist (1967), diretto da Kim Soo-yong, che adatta il famoso romanzo di Kim Seung-ok Diario di un viaggio a Mujin. Mist esplora il disorientamento e l’alienazione di un uomo che torna nella sua città natale. La pellicola utilizza un’atmosfera densa di simbolismo e un’estetica visiva ricercata, che riflette la frammentazione interiore del protagonista, facendosi portavoce di un senso di inquietudine sociale tipico dell’epoca. L’influenza del Neorealismo italiano nell’opera di Kim Soo-yong è talmente evidente da essere valso al regista la nomea di “Antonioni coreano“. Mist è considerato uno dei film più importanti del cinema moderno coreano, tanto da continuare tutt’oggi ad ispirare anche i più grandi autori coreani, come Park Chan-wook che proprio a quest’opera si è rifatto quando nel 2022 ha diretto Decision to Leave.

L’eredità del cinema d’essai degli anni ’60

The Day a Pig Fell into the Well (1996), dir. Hong Sang-soo
Peppermint Candy (1999), dir. Lee Chang-dong

Così, sebbene il governo abbia cercato di controllare il cinema durante la sua “età dell’oro”, ha involontariamente creato le condizioni per un’esplorazione artistica innovativa e una narrazione cinematografica che, ancora oggi, continua a influenzare la cultura coreana.

[fonti: https://www.koreanworld.it/mist/, https://www.anothermag.com/design-living/15974/korean-cinema-golden-age-new-wave, https://festival.ilcinemaritrovato.it/en/sezione/sotto-i-cieli-di-seul-lepoca-doro-del-cinema-sudcoreano/, Mist (1967), “Art Cinema” during Dictatorship di Kim Chung-kang in Redescovering Korean Cinema (Lee, 2019)]


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