
fotografia di Na Kyung Taek
I recenti eventi politici in Corea del Sud hanno profondamente scosso l’opinione pubblica, evocando ombre di un passato che il paese conosce fin troppo bene. L’invocazione della legge marziale da parte del presidente Yoon Suk-yeol ha riportato alla memoria i periodi più bui della storia coreana, in particolare gli anni ‘80, quando la repressione militare era una tragica realtà.
La reazione è stata immediata: migliaia di persone sono scese in piazza, ricordando al mondo quanto viva sia ancora oggi la memoria delle lotte per la democrazia. Questa mobilitazione non è solo un segno di resistenza, ma anche un tributo ai movimenti popolari che, decenni fa, hanno posto le basi per la Corea democratica di oggi.
Ma cosa accadde davvero negli anni ‘80 in Corea del Sud?
È impossibile comprendere le paure e la determinazione del popolo coreano senza fare un tuffo in quegli anni turbolenti, quando la lotta contro i regimi militari cambiò per sempre il volto del paese.
Attraverso un excursus storico – accompagnato da alcuni consigli cinematografici che, non solo evidenziano i momenti storici chiave, ma illustrano anche il contesto culturale più ampio in cui questi movimenti hanno preso forma – possiamo immergerci in un’epoca che, tra sacrifici e resistenza, ha lasciato un segno indelebile nella coscienza collettiva.
Contesto storico
Il cammino della Corea del Sud verso la democrazia è stato segnato da decenni di oppressione coloniale, regimi autoritari e una diffusa resistenza popolare. La trasformazione della nazione in democrazia è culminata negli anni ’80, un decennio cruciale di lotte e riforme.
Prima degli anni ’80
La storia politica moderna della Corea del Sud è iniziata con la liberazione dal dominio coloniale giapponese nel 1945. Tuttavia, la divisione della penisola coreana e l’istituzione della Repubblica di Corea nel 1948 sotto Syngman Rhee segnarono l’inizio di una serie di regimi autoritari. Il governo di Rhee represse l’opposizione politica e manipolò le elezioni, portando alla sua estromissione durante la Rivoluzione d’aprile del 1960, una protesta guidata dagli studenti contro la corruzione e la repressione.

Il breve esperimento democratico della Seconda Repubblica si concluse con un colpo di stato militare nel 1961, inaugurando la dittatura del generale Park Chung-hee. Se da un lato il governo di Park ha favorito un rapido sviluppo economico, dall’altro il suo governo autoritario ha soffocato il dissenso. L’assassinio di Park nel 1979 alimentò le speranze di democratizzazione, ma queste furono deluse quando un altro colpo di Stato militare portò al potere il generale Chun Doo-hwan.

Gli anni ’80: Decennio di lotte e cambiamenti
Colpo di Stato di Chun Doo-hwan e legge marziale (1980)
Dopo la morte di Park Chung-hee, Chun Doo-hwan, allora ufficiale militare, prese il potere con un colpo di Stato. Chun espanse la legge marziale, sciolse l’Assemblea nazionale e represse gli attivisti pro-democrazia. Il suo consolidamento del potere spense le speranze di democratizzazione e intensificò l’opposizione pubblica.
La rivolta di Gwangju (maggio 1980)
L’estensione della legge marziale provocò proteste diffuse, in particolare a Gwangju, dove i cittadini si riunirono per chiedere la democrazia. Il regime di Chun rispose con una brutale forza militare, uccidendo centinaia di civili. Nonostante la sua repressione, la Rivolta di Gwangju divenne un simbolo di resistenza, galvanizzando i movimenti futuri e unendo diversi gruppi di opposizione.
A raccontare la Rivolta di Gwangju è il celebre “A taxi driver” (2017), film diretto da Jang Hoon, che si basa sulla storia vera di un tassista che è stato involontariamente coinvolto nella rivolta di Gwangju. Il film mette in luce la brutale repressione da parte del regime militare e il coraggio dei cittadini comuni che si sono opposti alla violenza. Fa luce sull’impatto culturale e sociale della Rivolta di Gwangju sul cammino della Corea del Sud verso la democrazia.
L’ascesa dei movimenti studenteschi e sindacali
Nel corso degli anni Ottanta, la Corea del Sud vide un’impennata dell’attivismo guidato da studenti, lavoratori e intellettuali. Le università divennero centri di protesta, con gli studenti che chiedevano riforme politiche, giustizia sociale e diritti del lavoro. Anche gli scioperi dei lavoratori e le manifestazioni hanno sfidato le politiche repressive del regime, riflettendo la crescente insoddisfazione di tutti i settori della società.
Anche “The attorney” (2013), diretto da Yang Woo-suk, si basa su una storia vera, quella di un avvocato che diventa un paladino dei diritti umani negli anni ’80, lottando contro la dittatura militare. Il suo coinvolgimento nella difesa di un gruppo di studenti torturati dalla polizia esemplifica il ruolo dell’attivismo legale e civico nella sfida ai regimi oppressivi.
La morte di Park Jong-chul (1987)
Nel gennaio 1987, l’attivista Park Jong-chul, uno studente, fu torturato a morte dalla polizia mentre era in custodia. La notizia della sua morte è stata inizialmente soppressa, ma alla fine è stata rivelata, scatenando l’indignazione di tutto il Paese. L’incidente divenne un punto di svolta, accendendo proteste di massa e radunando l’opinione pubblica contro il regime di Chun.

La rivolta democratica di giugno (1987)
La morte di Park Jong-chul catalizzò la Rivolta democratica di giugno, una serie di proteste a livello nazionale in cui milioni di sudcoreani chiesero la fine del regime militare e l’attuazione di riforme democratiche. Il movimento ha riunito studenti, lavoratori e cittadini della classe media, presentando un fronte unito contro il regime.
Di questo evento parla “1987: When the Day Comes” (2017). Diretto da Jang Joon-hwan, questo dramma storico descrive gli eventi che portarono alla rivolta democratica del giugno 1987, che fu fondamentale per porre fine alla dittatura militare della Corea del Sud. Il film è incentrato sulla morte di uno studente manifestante, che ha catalizzato la resistenza contro il regime autoritario. Il film si concentra sulla risposta brutale del governo e sull’importanza dell’attivismo civile.
Dichiarazione del 29 giugno (1987)
Di fronte alle crescenti pressioni, il successore di Chun, Roh Tae-woo, annunciò la Dichiarazione del 29 giugno, che prometteva riforme significative, tra cui elezioni presidenziali dirette, maggiori libertà politiche e una nuova costituzione democratica. Queste concessioni segnarono una svolta, ponendo fine a decenni di dittatura militare.
Eredità degli anni ’80
Gli eventi degli anni ’80 dimostrarono il potere della resistenza collettiva e la capacità di recupero del popolo sudcoreano. I sacrifici di quel decennio hanno gettato le basi per una fiorente democrazia e rimangono un potente ricordo della lotta per la libertà e la giustizia.
Ed ecco quindi spiegato perchè, oggi, qualsiasi suggerimento di legge marziale evoca timori profondi di un eccesso di potere da parte dello Stato, di un intervento militare nella governance civile e della soppressione delle libertà democratiche.

I critici sostengono che le dichiarazioni del presidente Yoon Suk-yeol minano i principi democratici della Corea del Sud, poiché la legge marziale è vista come uno strumento di ultima istanza, legato ai capitoli più bui della storia della nazione. I sudcoreani, che hanno una forte storia di cultura della protesta radicata nella Rivolta di giugno e in altri movimenti degli anni Ottanta, rimangono vigili. Molti considerano questa retorica come un segnale d’allarme e una potenziale minaccia alle libertà democratiche faticosamente conquistate.











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