Benvenuti nella nostra nuova rubrica: Echi e Consonanze!

In questo spazio esploriamo come le voci di diverse culture, pur lontane, possano risuonare e creare una sinfonia di significati. Gli echi sono le storie che viaggiano nel tempo e nello spazio, portando con sé le esperienze di chi ha attraversato confini e ha costruito legami. Le consonanze sono gli accordi che si formano quando queste storie si incontrano, generando armonia tra due mondi: l’Italia e la Corea. Ogni racconto che troverete in questa rubrica è un frammento di quel dialogo, un invito a scoprire come le nostre differenze possano diventare, grazie alla condivisione, una musica comune.

La nostra prima intervistata è Paola Laforgia, nata a Bari ma da anni residente a Seoul, dove lavora come consulente e promoter per l’etichetta discografica indipendente Sound_Supply Service.

Poco più di un anno fa, Paola ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura: scrivere un libro. Su invito della casa editrice torinese ADD, è nato il suo primo lavoro, Fattore K – L’ascesa del pop coreano, pubblicato il 25 ottobre 2024.

Come suggerisce il titolo, il libro esplora l’ascesa globale del pop coreano, inserendola nel contesto storico, sociale e politico della Corea del Sud. Laforgia affronta temi che vanno oltre la musica, evidenziando le dinamiche culturali che hanno contribuito al successo della Corea del Sud nel mondo e che, a loro volta, sono state influenzate dalla sua pop culture. Inoltre, l’autrice risponde alle critiche stereotipate spesso rivolte alla Corea del Sud, offrendo una narrazione approfondita e sfaccettata.

Per promuovere Fattore K, Paola ha attraversato l’Italia con un tour promozionale durato due settimane. Tra le diverse tappe, una si è svolta a Bologna. È proprio lì, in un piccolo bar bolognese, che giovedì 28 novembre l’abbiamo incontrata. Davanti ad uno spritz e qualche stuzzichino, ci ha raccontato il suo percorso, condividendo anche qualche curiosità sulla scena musicale underground di Seoul. 

La chiacchierata con Paola è stata un viaggio tra musica, cultura e curiosità personali. Ecco cosa ci ha raccontato durante il nostro incontro.

1. Partiamo subito con una domanda abbastanza banale, ma la cui risposta è sempre interessante: come sei arrivata in Corea?

Il mio interesse per la cultura coreana e il K-pop parte da molto lontano: attorno al 2006, bazzicando sui forum di contenuti giapponesi di cui ero appassionata all’epoca, ho scoperto i primi k-drama e i gruppi k-pop del periodo. Il desiderio di esplorare l’Asia mi ha portato a visitare la Corea del Sud nel 2015 per una settimana, grazie al quale l’idea di trasferirmi lì ha preso sempre più forma. Comunque, dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, ho deciso di frequentare un master a Londra in Industrie Creative focalizzato in particolare sul panorama musicale contemporaneo coreano e giapponese. La permanenza in Inghilterra è durata 6 anni, durante i quali ho lavorato presso una radio abbastanza rinomata nel mondo underground e indipendente, chiamata NTS. Con l’arrivo della pandemia ho iniziato a lavorare in remoto, tornando temporaneamente in Italia. Dal momento che non ero più legata ad un luogo fisico, ho colto la palla al balzo e mi sono spostata in Corea, dove ormai vivo da quasi tre anni e mezzo. Per i primi tempi ho frequentato un corso di lingua coreana mentre  continuavo a lavorare da remoto per l’Inghilterra, poi ho fatto lavoretti vari grazie al visto Working Holiday, e adesso lavoro presso un’etichetta discografica underground indipendente, la SoundSupply_Service, continuando però a portare avanti progetti da freelancer.

2. Il processo di apertura del Paese verso gli stranieri è in atto, ma comunque lento. E’ stato dunque difficile trovare lavoro nell’ambiente artistico, che già di per sé è un ambito ristretto? 

Confermo sia difficile trovare lavoro da persona straniera, e nel mio caso di freelancer, è complicato trovare un’azienda o un ente disposto a sponsorizzare il visto. Ma nel mio caso, è stato un connubio di conoscenze e fortuna. Il mio background presso la radio era un buon biglietto da visita, essendo questa una realtà conosciuta anche in Corea. Difatti, avevo già avuto modo di interfacciarmi con professionisti e artisti dell’etichetta Sound_SupplyService. L’occasione si è presentata da sola, perché l’etichetta cercava proprio qualcuno che si occupasse dei rapporti con l’estero, la promozione e l’organizzazione di eventi in loco e fuori da Seoul e dal Paese. Avendo già esperienza nel campo, sapendo parlare inglese e stando studiando la lingua coreana, ero la figura che cercavano al momento.

3. Sound_SupplyService si concentra sulla musica elettronica e sperimentale: com’è la scena a Seoul?

C’è una scena molto viva in città, ci sono costantemente eventi e dj set a cui assistere. Questa è una delle ragioni per cui sono andata a Seoul e ho deciso di restare. Nonostante la scena sia molto viva è molto difficile per gli artisti indipendenti sostenersi solo con la propria musica, come purtroppo accade in molte parti del mondo. Quello che magari può sorprendere qualcuno è che molti artisti della scena elettronica e sperimentale a volte producono e compongono anche per il K-pop.

4. E oltre a questa scena viva, quali sono i generi che vanno per la maggiore?

Le persone ascoltano tanta musica locale ma anche molta straniera, non solo quella americana che arriva anche da noi ma anche giapponese. Una cosa che mi ha sorpreso è vedere quante persone siano appassionate di hip hop, soprattutto quello old school. In molti club suonano, o forse suonavano a detta di amici locali, molto hip hop, il che non sapevo quando mi sono trasferita qui e mi ha un po’ sorpreso.

5. Tornando alla vostra etichetta: qual è la strategia di promozione adoperata, puntate principalmente sulla radio o sugli eventi live?

Ad essere sinceri, la strategia cambia a seconda dell’artista e del formato rilasciato (album, EP, singolo,…). Per me, gli eventi sono la via di promozione favorita, dal momento che è il modo migliore per crearsi una comunità di fan locali e fedeli. Sicuramente, viste le mie conoscenze, se c’è bisogno di attuare la mia esperienza in radio se ne approfitta, e le radio online contano ancora nella scena underground internazionale, però per tanta gente non è il principale mezzo di ascolto. In Corea ci sono alcune radio online ma mi sembra che la gente utilizzi di più YouTube, oltre alle piattaforme di streaming come Spotify, Apple Music, Melon, Genie.

6. La sempre più crescente fama del pop coreano nel resto del mondo ha dato modo alle persone di rendersi conto che c’è interesse verso il Paese. Credi che adesso le etichette coreane considerino prioritario espandersi all’estero?

Assolutamente, le etichette coreane puntano sempre più a espandersi all’estero. Essere riconosciuti al di fuori della Corea è spesso considerato sinonimo di successo. Chiaramente, però, che questo non è un modo di pensare esclusivamente coreano: si tratta di una strategia comune in tutto il mondo, simile al modello dell’industria musicale americana, che da sempre lancia artisti su mercati globali. Lo stesso avviene da noi in Italia e in Europa: se un cantante nostrano ha successo all’estero, lo prendiamo più in considerazione.

7. Pensando proprio a queste realtà più piccole e indipendenti, che non fanno parte delle “Big Four” (le aziende più famose quali YG Entertainment, SM Entertainment, J.Y.P. Entertainment e HYBE) e che quindi non hanno un seguito di grandi dimensioni e tanto meno dispongono di ampi budget, quali pensi siano le difficoltà maggiori per gli artisti underground che cercano di espandersi anche all’estero?

Sicuramente ciò che influenza di più sono le spese che comporta invitare artisti di nicchia di un altro continente: i prezzi dei voli costano molto e difficilmente vengono coperti, per cui spesso le spese di ospitalità ricadono sugli artisti stessi e le loro etichette. Inoltre, appunto, non godendo di grande fama, è più difficile comprendere quanto pubblico possono attirare, per cui diventa un rischio economico organizzare eventi all’estero. Un rischio necessario, ma è anche il motivo per cui, in un primo momento, è più semplice puntare sui paesi limitrofi come il Giappone, che rimane sempre il paese principale di export.

8. Da un lato abbiamo le agenzie affermate che producono musica mainstream, mentre dall’altro una scena più indipendente e underground. Normalmente, nel panorama europeo e statunitense, queste due realtà sono ai poli opposti. Vista però l’industria coreana, pensi che in Corea ci sia più compenetrazione tra il mainstream e l’underground?

Assolutamente. In Corea la scena indipendente è meno in opposizione a quella mainstream perché come detto anche prima molti produttori della scena indipendente spesso collaborano o scrivono pezzi per artisti mainstream, proprio perché l’industria è in realtà piccola e più o meno tutti sono collegati alla fine. Le canzoni K-pop passano nei club underground. L’industria è comunque piccola e tutti si conoscono: questo permette agli addetti ai lavori di muoversi tra più progetti, sia underground, sia mainstream. Chiaramente, fare musica K-pop o mainstream ha i suoi benefici economici a cui bisogna tenere conto per forza di cose, ma al di là di ciò, questa compenetrazione permette al K-pop di essere anche più sperimentale e di spaziare tra diversi generi musicali.

9. Come sai, abbiamo deciso di chiamare il magazine Moksori per dare spazio a voci meno note della scena sudcoreana. Quindi, come ultima domanda, ci piacerebbe chiederti: quali sono le voci che vorresti far conoscere ai nostri lettori?

Consiglierei: Hwi, Mount XLR, Kim Doeon, Net Gala, WACK.

HWI: Il repertorio musicale di HWI spazia dal leftfield electronica al pop alternativo. Attiva sia in ambito musicale che artistico, HWI è membro di “eobchae”, un collettivo di giovani artisti, e di “박쥐단지(Bat Apt.)”, una comunità di musicisti coreani indipendenti. Il suo approccio interdisciplinare l’ha portata a esibirsi in numerosi contesti prestigiosi, tra cui l’evento inaugurale della mostra per il 30° anniversario del Padiglione coreano alla Biennale di Venezia 2024.

Mount XLR: Mount XLR è l’alter ego di Kwangjae Jeon. Con un sound personale sviluppato tra le diverse scene musicali di Seul e Londra, cattura nei suoi brani scenari unici, mescolando concetti musicali come generi, pregiudizi e teorie. Il suo debutto produttivo “Omega Sapien ‘Happycore (2020)” ha mostrato un risultato interessante mescolando la musica K-pop e IDM in una canzone rap. Come “Kwangjae Jeon”, ha collaborato con vari artisti come Omega Sapien dei Balming Tiger, So! YoON! di Se So Neon, Kim Ximya, Scorched Evrth, oddeen e Wona.

Kim Doeon: Kim Doeon è un musicista elettronico che intreccia vari generi musicali come il folk, la classica, il jazz e il rock trasformandoli in narrazioni letterarie e grammatica strumentale attraverso le trame dell’Ambient. Il suo primo album, Damage (2022, SoundSupply_Service), si basa su suoni di sintetizzatore che evocano la nostalgia della musica elettronica delle origini, presentando una nuova e alternativa forma di pop.

NET GALA: Forza trainante che guida la scena dei club underground di Seoul, NET GALA distorce il linguaggio convenzionale della musica elettronica. Pattern ritmici pulsanti ed elementi sonori cangianti si amalgamano nel corpus delle sue opere, sollevando interrogativi sull’identità, la cultura queer, la politica del corpo e molto altro. Membro del collettivo LGBTQ locale Shade Seoul, NET GALA ha affinato i suoi suoni frenetici – nati dalla fusione idiosincratica di dance music underground con il pop volutamente distorto – attraverso numerosi eventi e collaborazioni.

WACK: Con un mix unico di post-punk e acid house, la band indie coreana WACK hanno conquistato il pubblico sin dal loro singolo di debutto “Cliché” e dal primo EP “Tree Pose”. Le loro performance dinamiche e le collaborazioni con artisti visivi offrono un suono vibrante e un approccio innovativo alla musica.


Con questa intervista inauguriamo un viaggio fatto di storie e voci che ci avvicinano, ci ispirano e ci spingono a conoscere culture nuove. Paola Laforgia ci ha raccontato la sua Corea, fatta di pop culture, artisti underground, creatività e scambi culturali. Ringraziamo Paola per aver condiviso con noi il suo viaggio e le sue riflessioni, augurandole il meglio per i suoi futuri progetti! 

E voi, quale ponte costruirete tra Italia e Corea?


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