La 23ª edizione del Florence Korea Film Fest, tenutasi dal 20 al 29 marzo a Firenze, ha offerto al pubblico una selezione variegata di opere indipendenti attraverso la sezione K-Cinema Today, dedicata alle nuove voci del cinema coreano.

Nonostante le difficoltà che il settore cinematografico sudcoreano sta affrontando — come confermato da figure di spicco presenti al festival, tra cui l’attore Hwang Jung-min e i registi Na Hong-jin e Chun Sung-young — la produzione indipendente continua a resistere, raccontando storie capaci di superare confini geografici e culturali.

Noi di Moksori Magazine, avendo seguito da vicino l’intero festival, abbiamo selezionato alcune delle opere per noi più significative di questa edizione.

House of The Seasons: il dramma familiare che trascende il tempo

Still dal film House of the Seasons (Oh Jung-min, 2023)

Diretto da Oh Jung-min, House of The Seasons (2023) è un raffinato dramma indipendente che esplora le complesse dinamiche di tre generazioni di una famiglia coreana, proprietaria di un’azienda di produzione di tofu.

La storia si sviluppa durante un’estate soffocante a Daegu, quando la famiglia si riunisce per celebrare i riti ancestrali. Tutti attendono l’arrivo di Seong-jin (Kang Seoung-ho), primogenito e, per tradizione, erede designato dell’attività di famiglia. Ma al suo arrivo, la sua dichiarazione scuote gli equilibri: non ha intenzione di prendere in mano l’azienda, ma vuole proseguire la carriera da attore. Una scelta che si scontra con le aspettative dei parenti, generando tensioni che rivelano quanto ognuno di loro sia, in realtà, intrappolato in ruoli sociali imposti e soffocanti.

Nonostante la sua profonda identità coreana, tra campagne rurali e rituali antichi, il film racconta un dramma familiare universale. Non cerca di impartire lezioni morali, ma piuttosto di osservare e raccontare come il tempo e il cambiamento influenzino i legami familiari, proprio come le stagioni scandiscono il passaggio della vita.

Forse, il vero protagonista della storia è il tempo stesso. Si passa da un’estate opprimente a un autunno incerto, fino a un inverno che pesa sulle spalle dei protagonisti, proprio come il peso delle tradizioni e delle aspettative. Seong-jin si trova intrappolato tra passato e presente, costretto a barcamenarsi tra due forze opposte che lo tirano in direzioni contrastanti.

L’atmosfera del film è costruita con grande delicatezza: la regia si affida a lunghi piani sequenza, lasciando che lo scorrere del tempo si manifesti nelle immagini e nei silenzi. La colonna sonora si fonde con i suoni della natura, amplificando la sensazione di immersione in un mondo dove il tempo è il vero arbitro delle relazioni umane.

House of The Seasons è un film che parla di radici e cambiamento, di ciò che si tramanda e di ciò che si perde. Un’opera intima e poetica, che lascia nello spettatore una sensazione malinconica, come il vento freddo che annuncia l’arrivo dell’inverno.

Fragment: il lutto raccontato attraverso lo sguardo dell’infanzia

Still dal film Fragment (Kim Sung-yoon, 2024)

Con Fragment (2024), il suo primo lungometraggio, Kim Sung-yoon affronta un tema complesso e doloroso: il lutto. Ma lo fa attraverso gli occhi di chi, più di tutti, fatica a comprenderlo e a elaborarlo: i bambini e adolescenti.

I protagonisti della storia sono tre giovanissimi ragazzi, legati da un evento tragico che li ha resi, ognuno a suo modo, vittime di una stessa tragedia. Gi-su, un ragazzo delle superiori, ha perso entrambi i genitori per mano di un rapinatore. Dall’altra parte, i figli dell’assassino — un bambino delle medie e la sua sorellina delle elemntari — si ritrovano a vivere nell’ombra del crimine del padre, condannati a un’isolamento forzato dalla società. Se Gi-su, seppur soffocato dal dolore, trova negli zii e nella scuola un minimo di sostegno, i due fratelli non possono nemmeno esprimere il proprio trauma: la loro sofferenza non viene riconosciuta, e così sono costretti a sopportarla in solitudine.

Premiato alla scorsa edizione del Busan International Film Festival, il film interroga lo spettatore su cosa significhi davvero essere una vittima, su quanto sia fondamentale avere qualcuno su cui contare e su quanto la presenza o l’assenza degli adulti possa plasmare la crescita di chi si trova a dover affrontare un dolore troppo grande per la propria età.

Kim Sung-yoon costruisce la narrazione in modo equilibrato, alternando i due punti di vista prima in parallelo e poi lasciando che le loro traiettorie si intreccino, portandoli inevitabilmente a confrontarsi. La regia, ancora acerba in alcuni momenti, riesce comunque a valorizzare la delicatezza del racconto, mentre i giovanissimi attori — pur con qualche incertezza — trasmettono con autenticità la fragilità, la rabbia e il silenzioso tormento che accompagna il loro percorso.

Fragment è un’opera che, senza mai cedere al melodramma, lascia emergere il dolore con sobrietà e rispetto. Un film che non dà risposte definitive, ma che lascia una domanda sospesa: il dolore di un bambino può mai trovare giustizia?


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