Na Hong-jin durante le riprese

di Marta Mason

Con il suo stile minuzioso e carico di tensione, Na Hong-jin si è affermato come il principale esponente del thriller coreano contemporaneo, imponendosi a livello internazionale anche nel genere revenge movie, nonostante una filmografia composta da soli tre lungometraggi. Ospite speciale della 23ª edizione del Florence Korea Film Fest, il regista ha tenuto una masterclass in cui ha ripercorso il successo della sua carriera e offerto alcune anticipazioni sui suoi progetti futuri.

La filmografia rappresentativa di Na Hong-jin

Negli ultimi decenni, il cinema sudcoreano ha consolidato la sua fama internazionale grazie a una produzione sempre più sofisticata di thriller, polizieschi, action e horror. Non a caso, una grande fetta dell’industria cinematografica sudcoreana ha traslato la propria produzione verso film drammatici, “noir”, in cui le vicende narrate lasciano lo spettatore con il fiato sospeso. Non si tratta solo di un fenomeno mainstream: l’industria cinematografica del Paese ha saputo sviluppare un linguaggio unico, capace di coniugare tensione narrativa e profondità tematica, attirando così l’attenzione della critica e del pubblico globale.

Un elemento ricorrente in molte di queste opere è la violenza, spesso intrecciata a trame di vendetta. Un’estetica brutale che, secondo alcuni studiosi, riflette la rabbia sociale radicata nella storia turbolenta della Corea del Sud. Quest’anno, il Florence Korea Film Fest ha dedicato una parte significativa della sua programmazione proprio ai film che meglio incarnano questo sentimento, e tra i registi più rappresentativi non poteva mancare Na Hong-jin.

Con una filmografia breve ma straordinariamente incisiva, Na Hong-jin ha dimostrato di saper piegare i codici dei generi cinematografici e fonderli in opere intense e inaspettate. I suoi film, immersi in atmosfere cupe e misteriose, non si limitano a intrattenere, ma offrono anche uno sguardo profondo sulla società sudcoreana contemporanea. Il regista parte da storie di personaggi comuni e, attraverso una narrazione densa di tragedia e ironia amara, costruisce un racconto più ampio sulle contraddizioni e i disagi del suo Paese. È lui stesso ad averci detto di vedere nelle tragedie la sua principale risorsa artistica.

Il debutto con The Chaser

Stills dal film The Chaser (Na Hong-jin, 2008)

Na Hong-jin debutta nel 2008 con il film The Chaser che gli vale fin da subito riconoscimenti importanti come il premio come Miglior Regista ai Grand Bell Awards, premio assegnato dalla Motion Picture Association of Korea e ai Korean Film Awards.

Il lungometraggio, film d’esordio, è basato sulla storia vera del serial killer sudcoreano Young-chul Yoo. Eom Joong-ho è un ex-poliziotto che ora si trova a gestire un giro di ragazze che si prostituiscono. Quando alcune di queste iniziano a sparire senza saldare i propri debiti, anche l’uomo si trova a dovere risolvere difficoltà di natura economica. Tenta quindi di mettersi sulle loro tracce e si rende presto conto che tutte le donne scomparse sono ricondotte al medesimo cliente, un uomo di nome Jae Yeong-min. Credendo che questo stia cercando di rubargli le ragazze per diventare loro nuovo protettore, Joong-ho prova a tendergli una trappola inviandogli Mi-jin, la quale però scompare a sua volta. Yeong-min viene catturato ugualmente e sotto interrogatorio confessa tutte le sue atrocità. In una Seoul in cui nemmeno una confessione può fermare un serial-killer, per salvare Mi-jin, Joong-ho parte alla disperata ricerca del covo dell’assassino. Il film si trasforma dunque una snervante e ansiogena corsa contro il tempo.

Stills dal film The Chaser (Na Hong-jin, 2008)

Per questo film Na Hong-jin vince il titolo di Miglior Nuovo Regista in patria ai Baeksang Arts Awards, premio assegnato annualmente alle opere e alle figure professionali che si sono maggiormente distinte. The Chaser è stato anche presentato in anteprima in una proiezione speciale di mezzanotte al Festival di Cannes del 2008.

The Yellow Sea racconta una lotta vana per il proprio riscatto

Still dal film The Yellow Sea (Na Hong-jin, 2011)

Nel 2011 Na Hong-jin presenta, sempre a Cannes, questa volta nella sezione Un Certain Regard, il suo secondo film, The Yellow Sea.

La storia è quella personale di Gu-nam, uno dei tanti Joseonjok, appellativo che viene dato con disprezzo ai sino-coreani, che vivono a Yanji, capoluogo della prefettura autonoma di Yanbian, a ridosso del confine con la Corea del Nord. Sommerso dai debiti del gioco, che si aggiungono al già grosso debito accumulato tempo addietro per permettere alla moglie di emigrare in Corea del Sud, e vicino alla miseria più totale, Gu-nam accetta l’offerta del malavitoso Myun Jung-hak, il quale gli propone di estinguere ogni suo debito in cambio dell’uccisione di un uomo che si trova in Corea del Sud. Aggrappandosi a questa sua ultima possibilità di sostenere la propria famiglia, parte alla ricerca del suo bersaglio, sperando anche di ricongiungersi con la moglie, di cui ha perso ogni traccia da tempo. L’uomo finisce per trovarsi al centro di una vera e propria guerra, si vede costretto a schivare i colpi di chi lo vuole morto e a fuggire della polizia che lo considera responsabile unico dell’omicidio.

The Yellow Sea non parla di un assassino, ma di un uomo costretto, suo malgrado, ad agire come tale perché in un mondo dominato solo ed esclusivamente dalla violenza.

Still dal film The Yellow Sea (Na Hong-jin, 2011)
Still dal film The Yellow Sea (Na Hong-jin, 2011)

La storia di Goksung nasconde una Corea subdola e violenta

Still dal film The Wailing (Na Hong-jin, 2016)

Ancora al Festival di Cannes nel 2016 porta The Wailing, titolo internazionale, anche questo già vincitore in patria di numerosi premi per la regia fra qui quello dei Blue Dragon Film Award e dei Director’s Cut Award.

Il film è un thriller dai risvolti orrorifici con al centro il tranquillo villaggio rurale di Goksung, dove improvvisamente una serie di violenti e misteriosi omicidi, porta alla morte di diversi abitanti. La causa di queste morti sembra ricondursi all’arrivo nel villaggio di un anziano forestiero giapponese: la gente del luogo incolpa l’uomo, attribuendogli poteri oscuri e sovrannaturali. Le indagini sono seguite dal detective Jong Goo, che inizialmente sospetta che la causa delle morti dipenda da alcuni funghi selvatici travati nelle case dove sono avvenuti gli omicidi; questi sembrerebbero infatti in qualche modo intossicare i contagiati fino a farli impazzire. Ma quando iniziano a verificarsi incidenti e avvenimenti sempre più assurdi e inspiegabili, il poliziotto riconosce che dietro al loro verificarsi c’è davvero l’intervento di una potente entità maligna. Di fronte all’incompetenza della polizia locale e per salvare la figlia e la propria famiglia da una spaventosa tragedia, Jong Goo intraprende una lotta su più fronti con il soprannaturale. Ma chi è il vero colpevole di tutta questa violenza e la vera causa di tutta questa crudeltà?

Per via dell’insolita struttura narrativa e della commistione di molti elementi del genere, come esorcismi, contagi, demoni, zombi e spiriti maligni, sin dalla sua uscita in Corea del Sud, il film convince sia la critica sia i fan dell’horror.

Stills dal film The Wailing (Na Hong-jin, 2016)

Un cinema di precisione e tensione pura

Regista e sceneggiatore di tutta la sua filmografia, Na hong-jin applica una cura del dettaglio quasi maniacale che, come affermato dallo stesso regista, è frutto di un vero studio e di una progettazione metodica. Ogni inquadratura, ogni movimento di macchina, ogni linea di dialogo sono il risultato di una progettazione meticolosa. Na Hong-jin ha infatti rivelato in conferenza stampa che la sua regia non lascia spazio all’interpretazione, sottolineando come ogni elemento delle sue opere sia attentamente pianificato e realizzato con precisione chirurgica.

Ma la sua visione non si limita alla sola tecnica: il suo è un cinema che osa. Guardare un film di Na Hong-jin significa immergersi in un’esperienza visiva implacabile, in cui la tensione cresce costantemente e le immagini si fanno sempre più potenti e incisive. Crudele ma mai gratuita, la violenza nei suoi film è parte integrante della narrazione, un mezzo espressivo che amplifica il senso di inquietudine e sospensione.

Na Hong-jin è uno dei pochi registi capaci di superare le barriere dei generi tradizionali, che ha dimostrato di conoscere benissimo, arrivando a fonderle in una tensione continua e sempre più acuta. The Chaser (2008) reinventa il poliziesco con una narrazione brutale e una regia nervosa. The Yellow Sea (2010) amplifica la componente action, con una rappresentazione disperata della lotta per la sopravvivenza. The Wailing (2016), invece, si avventura nel territorio dell’horror sovrannaturale, mescolando folklore e mistero in un’opera visionaria e spiazzante. Nei suoi film, thriller, horror e noir si intrecciano in un crescendo di tensione che non dà tregua allo spettatore.

Un regista imprescindibile

È raro trovare un autore in grado di sfornare solo film cult, ma Na Hong-jin ci è riuscito. Benché fino a oggi abbia diretto solamente tre film, Na Hong-jin, con le strutture narrative insolite, la complessità delle trame, le atmosfere cupe, lo stile elegante, ma al tempo stesso crudo e diretto e con un montaggio quasi manieristico, si è affermato come uno dei nomi di punta del genere thriller della New Wave coreana.

Sebbene il cinema d’autore coreano sia vasto e variegato, il lavoro di Na Hong-jin ne rappresenta una componente imprescindibile. Le sue opere, pur aderendo ai codici del thriller, raccontano la società coreana con una sensibilità che va ben oltre il genere. In un panorama cinematografico sempre più dominato dall’omologazione, il suo stile emerge per il coraggio e la capacità di sorprendere. Na Hong-jin coglie ogni sottile sfumatura del complicato animo umano e mette in scena disagi, tormenti e manie in maniera estremamente realistica.  Riesce, con grande virtuosismo, a portare alla luce opere in grado di distinguersi. Costruisce un cinema iconico, dove tensione e mistero si intrecciano alla perfezione.

Ora l’attenzione è tutta su Hope, il suo prossimo film, attualmente in post-produzione. Con un cast che include star internazionali come Michael Fassbender, Alicia Vikander e Taylor Russell, ma anche volti noti del cinema coreano come Jung Ho-yeon e Hwang Jung-min, l’attesa è altissima. Se riuscirà a mantenere la qualità e l’intensità delle sue opere precedenti, Na Hong-jin continuerà a essere uno dei registi più interessanti della scena contemporanea.


Scopri di più da Moksori Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Una replica a “L’artigiano del noir coreano Na Hong-jin. Un viaggio nel suo cinema oscuro e magistrale. “

  1. […] quattordici film in concorso sono stati valutati da una giuria internazionale, presieduta dal regista coreano Na Hong-jin, noto per opere come The Chaser (2008) e The Wailing (2016). Accanto a lui, una giuria d’eccellenza composta dall’acclamato attore hongkonghese Tony Leung […]

    "Mi piace"

Lascia un commento