di Giorgia D’Avico

Arirang è molto più di una semplice canzone: è un simbolo profondo della storia, che incarna profondamente l’identità culturale della Corea. Conosciuta da secoli, questa melodia popolare si è diffusa in innumerevoli varianti in tutta la penisola coreana ed è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO sia dalla Corea del Sud che dalla Corea del Nord.

Arriviamo ad oggi, a quando il gruppo pop di fama mondiale BTS ha annunciato il titolo del loro nuovo album: ARIRANG, atteso per il 20 marzo 2026. La scelta del titolo ha suscitato enorme interesse non solo nei fan della band, ma anche tra osservatori della cultura e della musica globale.

Copertina dell’album ARIRANG del gruppo BTS

Origini storiche e significato culturale

Le origini precise di Arirang non sono del tutto chiare, ma si pensa che la sua forma più antica risalga forse al periodo Goryeo (935–1392) e che abbia preso una forma regionale nel territorio montuoso di Jeongseon (nell’attuale provincia di Gangwon). Con oltre 3.600 versioni distribuite in circa 60 varianti diverse, Arirang è una canzone semplice, composta dal ritornello “Arirang, arirang, arariyo” e da due versi brevi, che variano da regione a regione.

Sebbene oggi il termine non abbia un significato univoco, alcuni studiosi di linguistica suggeriscono che derivi da parole dell’antico coreano: ari (아리), che indicava la bellezza, e rang (랑), che faceva riferimento alla persona amata o al futuro sposo. In questa interpretazione, Arirang esprimerebbe l’idea affettiva di “persona amata”, o meglio la sofferenza nell’essere separati dalla persona amata, rafforzando il forte legame emotivo presente nella canzone.

Arirang e la resistenza alle oppressioni coloniali

Come osservò nel XIX secolo lo storico americano Homer B. Herbert, Arirang occupava un posto centrale nella vita quotidiana dei coreani, paragonabile all’importanza del riso nella loro alimentazione.
Il contenuto della canzone affronta temi legati al dolore e alla resilienza: la separazione degli innamorati, le ingiustizie sociali, il rimpianto per la propria terra d’origine, i grandi cambiamenti storici e la resistenza all’oppressione coloniale.

Attraverso Arirang, il popolo coreano ha potuto trasformare sofferenze profonde e prolungate in una forma artistica condivisa, capace di rendere il dolore più sopportabile.

Infatti, Arirang è stata molto più di un canto folklorico: sotto il dominio coloniale giapponese all’inizio del Novecento, essa divenne simbolo di resistenza culturale e identità nazionale. Cantata nei campi, nei raduni comunitari e persino nelle proteste, Arirang ha incarnato il senso di han coreano: una combinazione di tristezza collettiva, perseveranza e speranza.

Arirang (1926) è un film muto coreano diretto e interpretato da Na Woon-gyu. È considerato uno dei film più influenti della storia del cinema coreano e una critica simbolica al dominio coloniale giapponese.

Quando Arirang attraversò l’oceano: i sette studenti coreani del 1896

Un elemento curioso della storia culturale di Arirang riguarda l’interesse americano già alla fine del XIX secolo. Nel 1896, un gruppo di studenti iscritti alla Howard University a Washington, D.C., attirò l’attenzione per le loro esibizioni musicali.

Secondo fonti dell’epoca questi studenti erano sette giovani coreani, alcuni dei quali provenivano da famiglie aristocratiche e avevano studiato in Giappone prima di dirigersi verso gli Stati Uniti. I loro nomi includono Im Byung-gu, Lee Bum-su, Kim Hun-sik, Ahn Jung-sik, Yeo Byung-hyun e altri, tutti inesperti dell’inglese ma decisi a ottenere un’educazione americana.

Studenti coreani con il Professor Raskin alla Howard University, 1896 (Source: Korean American Association of Greater Washington via The Kiplinger Library of the Historical Society of Washington

Arrivarono in America in modo curioso: rubando 400 won dalla banca coreana dell’epoca. Viaggiando però, sperperarono tutti i loro soldi, trovandosi costretti a chiedere aiuto a Suh Kwang Bum, inviato coreano e ministro plenipotenziario negli Stati Uniti, che li prese sotto la sua tutela e permise loro di studiare alla Howard University.

A Washington, furono accolti con curiosità e sorpresa: un articolo del Washington Post del 1896 racconta che, alla loro prima festa sociale, le studentesse americane li circondarono chiedendo di cantare, e dopo aver cantato alcune canzoni popolari statunitensi, i coreani eseguirono melodie coreane che all’epoca erano completamente nuove per il pubblico statunitense.

Ma la parte più significativa di questa storia riguarda l’antropologa americana Alice C. Fletcher. Fletcher, già nota per i suoi studi sulla musica delle popolazioni native del Nord America, invitò alcuni di questi studenti nella sua casa di Washington, D.C. il 24 luglio 1896 per registrare su cilindri di cera alcune delle loro canzoni. Tra queste registrazioni c’era quello che lei chiamò “Love Song: Ar-ra-rang”, oggi riconosciuto come la prima registrazione sonora nota di musica coreana nella storia.

Le note lasciate da Fletcher includono trascrizioni parziali e commenti sui brani che ascoltò, mostrando che alcune parti della registrazione erano canti d’amore, e proprio per questo li etichettò così. Sebbene non sia del tutto chiaro cosa pensasse Fletcher stessa di queste melodie, il fatto che una ricercatrice americana nel 1896 abbia deciso di registrarle testimonia un primo interesse occidentale verso la musica tradizionale coreana e segnala un incontro culturale precoce tra la cultura coreana e il pubblico americano.

Quando Arirang conquista il mondo: i BTS nel 2026

Facendo un salto temporale e arrivando al presente, il K-pop è diventato un fenomeno globale caratterizzato da un’enorme visibilità mediatica, ma anche da una crescente tendenza alla semplificazione culturale. Spesso ridotto a estetica, performance e consumo rapido, esso rischia di essere percepito come un prodotto disancorato dal contesto storico e culturale da cui proviene. In questo scenario, la decisione del gruppo BTS di intitolare un album Arirang assume un significato che va ben oltre una semplice scelta simbolica: essa rappresenta un atto consapevole di posizionamento culturale. Oggi, chiamare in causa Arirang significa richiamare una memoria collettiva stratificata, legata a secoli di storia, sofferenza, resilienza e identità nazionale coreana.

Annuncio ufficiale del rilascio del nuovo album con nuovo logo

Il peso della rappresentazione culturale nel K-pop contemporaneo

In quanto gruppo più influente del K-pop contemporaneo, i BTS non operano in una posizione neutra. La loro visibilità globale comporta inevitabilmente una forma di responsabilità culturale. A differenza di produzioni che mirano esclusivamente all’appeal internazionale, Arirang come titolo rifiuta la neutralizzazione culturale e riafferma un’origine specifica: coreana. In questo senso, i BTS si pongono come mediatori culturali, capaci di utilizzare il linguaggio della musica pop globale per veicolare contenuti radicati nella tradizione. Questo gesto acquista particolare rilevanza in un momento storico in cui la Corea del Sud è spesso associata all’intrattenimento più che alla propria storia culturale.

Il caso di Arirang permette inoltre di riflettere criticamente sul concetto di soft power. A differenza di forme di influenza culturale istituzionalizzate o programmatiche, la forza di Arirang risiede nel suo essere profondamente integrata nella vita quotidiana e nella memoria emotiva del popolo coreano. È proprio questa dimensione affettiva a rendere il canto uno strumento di soft power particolarmente efficace: non impone un messaggio, ma genera empatia. I BTS, inserendo Arirang nel contesto del pop globale, non trasformano la tradizione in un oggetto museale, bensì la riattivano come esperienza viva, accessibile anche a un pubblico non coreano.

Contro la superficialità della ricezione globale

Il parallelismo tra i sette studenti coreani che cantarono Arirang negli Stati Uniti nel 1896 e i sette membri dei BTS nel 2026 non è solo suggestivo, ma carico di significato. In entrambi i casi, Arirang diventa un veicolo di identità in un contesto transnazionale; tuttavia, se alla fine del XIX secolo la canzone veniva percepita come una curiosità esotica, oggi è proposta all’interno di un sistema culturale in cui la Corea è soggetto attivo del discorso globale. In un panorama in cui il K-pop è spesso consumato in modo superficiale, la scelta di Arirang richiama implicitamente una tradizione storica segnata da colonialismo, diaspora e resistenza culturale, sollevando la questione di come la cultura coreana venga rappresentata, interpretata e talvolta semplificata nel mercato globale.

Sitografia
https://www.britannica.com/topic/Arirang
https://boundarystones.weta.org/2020/02/12/k-pop-there-was-arirang-first-korean-students-howard-university
https://en.wikipedia.org/wiki/Arirang

Bibliografia
Jeongwon Yang, Sun-Hee Lee, ARIRANG: HOW DID THE FOLK MUSIC PROMOTE SOLIDARITY DURING A PERIOD OF COLONIZATION AND DIASPORA


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