Pyongyang, la capitale della Corea del Nord, è nota per la sua distintiva architettura che incarna l’ideologia politica del Paese, le narrazioni storiche e le aspirazioni alla modernizzazione. Lo skyline della città è dominato da grandiosi monumenti, strutture monumentali e design unici che presentano un’atmosfera straordinariamente futuristica.

Un punto d’incontro tra architettura post-sovietica e tradizione coreana

La città è stata completamente ricostruita a seguito della Guerra di Corea negli anni ’50. Ciò che è possibile osservare oggi è quindi la fotografia di una città che doveva fungere da modello per una nuova società, più sviluppata e moderna.

Pyongyang è una città “pianificata”, con norme severe che regolano la costruzione e la progettazione. Il layout enfatizza ampi viali, spaziose piazze pubbliche e panorami accuratamente orchestrati, creando un senso di ordine e controllo.

In Nord Corea si crede nello Juche: un’ideologia razziale e nazionalista, basata sull’applicazione dei principi basilari del marxismo-leninismo al contesto coreano e mirata all’autosufficienza economia e politica del Paese. Alla base di questa dottrina vi è il culto di razza: indiscutibile è la purezza della razza coreana, da tutti invidiata. Ovviamente, il juche ha dettato anche le regole architettoniche che hanno guidato la rinascita urbana di Pyongyang.

Uno dei principali artefici dell’estetica odierna di Pyongyang è stato anche Kim Jong-il, al governo in Corea del Nord fino al giorno della sua morte nel 1994, nonchè padre dell’attuale dittatore nordcoreano Kim Jong-un. Nel suo saggio del 1991 intitolato Sull’architettura, l’ex-leader dava sfogo alle sue fantasie fantascientifiche, affermando di vedere nell’architettura la chiave del progresso e modernizzazione.

In ogni caso, nella città è possibile distinguere diverse fasi architettoniche. Pyongyang è infatti il risultato dell‘unione tra il modernismo e il brutalismo tipici dell’Unione Sovietica e della Cina di Mao Tse-Tung e la visione estetica dell’attuale leader Kim Jong-un, a cui si rimanda la scelta dei colori pastello con cui sono venriciate le facciate di numerose strutture della città. Il suo obiettivo? «Trasformare l’intero Paese in un paese delle favole socialista». Per questa ragione, molti dei nuovi edifici realizzati nella capitale riflettono un’estetica infantile e cartoonesca.

Questi stili, uniti alla tradizione coreana, danno vita ad una città che è allo stesso tempo retrò e fantascientifica.

«È una sorta di architettura stalinista, ma infarcita di un simbolismo apertamente coreano. Ci sono edifici neoclassici con ingressi grandiosi, colonnati e con frontoni. Ma invece di avere le classiche colonne rotonde, hanno scelto colonne ottagonali, per fare riferimento agli antichi templi coreani.» – Oliver Wainwright in un’intervista a CNN

in foto: Kim Jong-un (ph credits: KCNA/Reuters)

In generale, l’architettura di Pyongyang – proprio a causa di questa improbabile unione tra stili anche contrastanti tra di loro – è paragonabile ad un teatro a cielo aperto, dove ogni edificio è un attore che recita una parte nella grande rappresentazione della Corea del Nord. L’estetica kitsch, i colori sgargianti e le forme monumentali contribuiscono a creare un’atmosfera surreale e artificiale, dove la distinzione tra realtà e finzione si dissolve. Si tratta di una città che ha costruito un futuro idealizzato e in cui l’architettura viene costantemente rinnovata e riqualificata.

Una città che guarda al futuro

L’atmosfera futuristica di Pyongyang è veicolata in particolar modo da alcuni elementi di design.

Molti dei suoi edifici presentano linee slanciate e forme geometriche, che contribuiscono a creare un’estetica moderna e orientata al futuro. Il Science and Technology Complex, con il suo tetto curvo e l’ampia facciata in vetro, esemplifica questo approccio futuristico, sottolineando l’importanza della scienza e dell’innovazione.

[ph credits: KCNA/Reuters]

Gli edifici vengono cstruiti a partire da materiali sia moderni, come il vetro e l’acciaio, e sia tradizionali, come il cemento. La fusione di questi materiali crea un contrasto visivamente sorprendente e rafforza l’atmosfera futuristica. Edifici come il Grand Theater di Pyongyang e il Korean War Museum mostrano un design innovativo attraverso facciate e spazi interni unici.

[ph credits: Cristiano Bianchi]

KCNA/Reuters

Le testimonianze di chi ci è stato

Negli anni questa città ha catturato l’attenzione di diversi fotografi d’architettura, tra cui l’italiano Cristiano Bianchi, l’inglese Oliver Wainwright – entrambi, di professione, sono anche architetti – e il francese Raphael Olivier.

In un’intervista rilasciata a CNN nel 2017, Olivier ammete di essere rimasto piacevolmente sorpreso dall’energia iradiata dagli edifici di Pyongyang: «Non mi sono mai sentito così colpito come in Corea del Nord di fronte a edifici, spazi e ambienti costruiti. È molto speciale lì. Perché non ci sono pubblicità, cartelloni, piccoli caffè, cose in giro – niente distrae dalle strutture stesse.»

Quando gli viene chiesto cosa lo ha colpito maggiormente dell’architettura nordcoreana, il fotografo risponde: «Quando si va in una qualsiasi città post-sovietica, si trovano questi elementi vintage – un design rotondo, stili retro-futuristici, (l’uso di) cemento e acciaio. Si possono vedere questi edifici a Mosca, in Europa orientale e in Asia centrale, ma sono un po’ isolati o dissolti nell’architettura moderna. In Corea del Nord c’è un oceano di questo tipo di architettura. Ci sono solo massicci blocchi di cemento con disegni stravaganti. Verniciano (gli edifici) con dei bei verdi pastello e gialli, rossi e rosa. Ma non hanno la tecnologia per realizzare altri tipi di edifici. Quindi tutto è cemento.»

Raphael Olivier

Bianchi, dal canto suo, dopo un viaggio in Corea del Nord, insieme alla collega Kristina Drapic decide di pubblicare un volume di fotografie tutto dedicato a Pyongyang. Rimasti affascinati dall’estetica a metà tra la realtà e la finzione della capitale nordcoreana, nel loro libro Model City: Pyongyang hanno deciso di riprodurre visivamente tale sensazione, sostituendo il cielo in ogni immagine con un semplice gradiente di colori. Il risultato lascia a bocca aperta.

Il monumento alla fondazione del partito. Foto di Cristiano Bianchi.

Anche il giornalista e fotografo Oliver Wainwright ha esplorato «l’affascinante palcoscenico» di Pyongyang nel suo libro Inside North Korea. Tra le sue fotografie più interessanti spiccano quelle al Changgwang Health and Recreation Complex.

Inaugurato nel 1980, questo mastodontico complesso rappresenta l’apice dell’innovazione sanitaria urbana. Dotato di sauna, bagno turco, piscine e saloni di bellezza, l’edificio si distingue per la sua visione futuristica. In particolare, l’innovativo ascensore in vetro fumé che conduce ai trampolini all’interno della piscina è un elemento di grande impatto.

[ph credits: Oliver Wainwright]

Ad ogni modo, tuttavia, Pyongyang, con i suoi edifici monumentali e la sua architettura imponente, sembra congelata in un futuro che non è mai arrivato: l’utopia architettonica di questa città, con i suoi grattacieli futuristici e le sue piazze immense, si scontra con la realtà di un Paese isolato e dalle risorse limitate. Tuttavia, sotto questa patina di modernità forzata, si nasconde una città in continua evoluzione. Quali saranno le prossime sfide e quali le nuove forme architettoniche che plasmeranno il volto di Pyongyang? Solo il tempo potrà dirlo.

[fonti: https://www.nytimes.com/2019/10/26/opinion/sunday/architecture-north-korea-pyongyang.html,https://edition.cnn.com/style/article/pyongyang-architecture/index.html, https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2017/08/22/123771-la-particolare-architettura-di-pyongyang-la-capitale-nordcoreana-ancorata-nel, https://www.timeout.com/things-to-do/pyongyang-architecture-beautiful-bizarre-buildings-north-korea, https://iari.site/2023/04/07/la-corea-del-nord-e-lo-juche-la-dottrina-dello-stato-piu-chiuso-al-mondo/, https://mitpress.mit.edu/9780262043335/model-city/, https://edition.cnn.com/style/article/inside-north-korea-oliver-wainwright/index.html]


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Una replica a “ISSUE N.6 – Pyongyang: visione architettonica di un futuro utopico”

  1. […] In opere come Mon grand récit: Weep into stones… (2005), Lee Bul crea strutture architettoniche monumentali che sembrano appartenere a un paesaggio futuristico ormai in rovina. Il lavoro richiama le grandi visioni utopiche dell’architettura del passato, come il costruttivismo sovietico, ma mostra anche come queste idee siano destinate a crollare (basti pensare a Pyongyang, capitale della Corea del Nord, esempio reale di tale concetto). […]

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