La 23esima edizione del Florence Korea Film Festival, omaggiando il cinema in tutta la sua interezza, ha dedicato una giornata all’aspetto sonoro e musicale del grande schermo. A chiudere il ciclo di masterclass è stato Mowg, nome d’arte di Lee Sung-hyun, compositore e musicista sudcoreano con una carriera internazionale e un forte legame con la musica italiana, in particolare con il jazz.

Noi di Moksori Magazine abbiamo assistito alla sua masterclass, durante la quale ha condiviso aneddoti personali, riflessioni artistiche e analisi del settore. Il compositore ha raccontato il suo percorso con sincerità e passione, confermando il suo ruolo di innovatore nel panorama musicale.


Una carriera tra cinema e musica

Mowg vanta una lunga collaborazione con il regista Kim Jee-woon, iniziata con Doomsday Book (2012) e proseguita con film come I Saw the Devil (2010), The Last Stand (2013), The Age of Shadows (2016), Illang: The Wolf Brigade (2018), Dr. Brain (Apple TV, 2021) e il recente Cobweb (2023). Ha, inoltre, firmato alcune delle colonne sonore più iconiche del cinema sudcoreano, spaziando dal jazz all’elettronica in film come Burning di Lee Chang-dong e Masquerade di Choo Chang-min.

Durante la masterclass, Mowg ha raccontato il suo percorso, le sfide dell’industria e un sogno mai realizzato: diventare italiano.

«Io dovevo nascere italiano!»

Nel raccontare della sua formazione e del suo rapporto con la musica, ha fatto una confessione inaspettata: da bambino, più che diventare un musicista, il suo sogno era diventare italiano. Infatti, le sue influenze spaziano da Ennio Morricone al cinema d’autore, passione nata fin da bambino guardando i film di Michelangelo Antonioni. L’immagine esotica dell’Italia, l’influenza del cinema e delle colonne sonore italiane lo avevano affascinato a tal punto che, a scuola, confessava alle maestre che da grande sarebbe diventato italiano.

Con il tempo, ha iniziato a comprendere cosa gli piacesse davvero e cosa volesse fare nella vita. «Se resto qui (in Corea del Sud), non concludo niente», ha confessato Mowg, spiegando la sua scelta di trasferirsi a New York per approfondire il jazz. Il jazz, per lui, rappresentava la libertà assoluta, senza limiti o costrizioni. Inizialmente sognava di diventare un musicista jazz, ma col tempo ha capito che la libertà totale di questo genere non sempre si conciliava con le esigenze del cinema. Ha quindi sviluppato un metodo capace di bilanciare creatività e necessità produttive.

Poi, scherzando, ha aggiunto: «Il jazz è libertà, una soddisfazione, una liberazione totale. E ora, venendo qui in Italia, a Firenze, mi rendo conto di quanta libertà ci sia anche qui. Vedo persone diverse, modi di essere, di parlare, di camminare, di esprimersi. Altrove, le voci si somigliano, le persone si conformano. Qui, invece, ognuno ha il proprio stile, la propria unicità. Io dovevo nascere italiano!»

Foto dal concerto del 29 marzo © Florence Korea Film Fest

Dove sta andando la composizione musicale cinematografica?

Durante la masterclass, gli è stata posta una domanda cruciale: «Con lo sviluppo dell’industria e delle tecnologie, dove sta andando la composizione cinematografica?»

In risposta, Mowg ha spiegato come il concetto stesso di colonna sonora stia cambiando rapidamente, adattandosi alle nuove esigenze dell’industria e alle evoluzioni tecnologiche. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’uso del suono: si passa sempre più da una musica puramente melodica a un impiego più sottile e stratificato del suono.

Se un tempo la musica aveva un ruolo essenziale nel colmare le lacune tecniche del cinema, oggi, con l’avanzare delle tecnologie, il suo utilizzo è più misurato e meno invasivo, con l’obiettivo di non sovrastare l’atmosfera del film, ma piuttosto di integrarsi in modo organico con le immagini, privilegiando un design sonoro più realistico ed essenziale.

L’approccio alla composizione: il caso Silenced

Nel corso dell’incontro, Mowg ha sottolineato come l’approccio alla composizione musicale per il cinema sia diverso tra Hollywood e la Corea del Sud. A Hollywood, il processo è più commerciale e contrattualizzato: spesso i compositori vengono chiamati a lavorare solo su film già montati. In Corea, invece, i registi tendono a partire dalla sceneggiatura e a collaborare con i compositori sin dalle prime fasi, in un processo artistico condiviso.

È con questo approccio collaborativo che Mowg ha affrontato la composizione per Silenced, il film di Hwang Dong-hyuk basato su una storia vera.

Visitare il set e assistere alle riprese gli ha permesso di comprendere quanto il film fosse intenso e complesso. Silenced racconta una vicenda realmente accaduta ed è un’opera particolarmente cruda e inquietante. Inizialmente, Mowg pensava di adottare un approccio musicale in linea con i thriller contemporanei dell’epoca. Ma poi si è reso conto che serviva qualcosa di diverso.

«Il film tratta il tema degli abusi subiti dai bambini in un istituto, un contesto di per sé disturbante. Invece di accentuare la tensione con una colonna sonora carica ed enfatizzata, ho avuto l’intuizione di percorrere una strada più melodica. Mi sono ispirato alle colonne sonore di alcuni film italiani, in particolare a quelle che sanno essere al tempo stesso struggenti e inquietanti. Volevo ricreare quello stesso effetto di malinconia e turbamento, e ho deciso di usare il pianoforte per comporre una melodia capace di trasmettere uno squilibrio emotivo.» ha spiegato il compositore.


Si ricerca il nuovo, non il bello: Masquerade

Dopo Silenced, con cui Mowg ha vinto il suo secondo premio per la miglior musica ai Blue Dragon Awards nel 2011 – il primo ottenuto un anno prima con il film I Saw The Devil – , il suo approccio alla composizione è cambiato. Per Masquerade, ad esempio, ha deciso di escludere completamente il pianoforte, utilizzato nel film già citato: il rischio di ripetersi era troppo alto. Nel cinema, la sfida è sempre quella di raccontare storie nuove, fresche, inaspettate.

«Amo profondamente la musica di Ennio Morricone, è straordinaria, ma oggi il pubblico si aspetta già certi sviluppi musicali. Lo stesso vale per molte colonne sonore iconiche: sono meravigliose, ma la domanda che ci poniamo è: deve per forza essere bella da ascoltare?» . Ci ha chiesto Mowg. «La musica per il cinema sta prendendo una nuova direzione, non più focalizzata esclusivamente sulla bellezza, ma sulla ricerca di qualcosa di inedito. Perché per un secolo abbiamo creato melodie splendide, ma ora il cambiamento e l’innovazione sono diventati fondamentali.»


Un viaggio tra cinema e musica: il concerto di chiusura

Foto dal concerto del 29 marzo © Florence Korea Film Fest

L’incontro con Mowg ha offerto uno sguardo approfondito sulla sua carriera, sul processo creativo dietro la composizione cinematografica e sulle nuove direzioni che la musica per il cinema sta prendendo.

A chiusura del festival, il 29, Mogw ha celebrato questo viaggio tra cinema e musica con un concerto straordinario insieme alla Florence Pops Orchestra, diretta dal compositore Carlo Chiarotti. L’ensemble, composto da 55 musicisti di formazione classica, con sezione ritmica e quattro voci, ha già suonato per alcuni dei più grandi nomi dell’animazione mondiale, tra cui Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli, ed Eric Goldberg, icona della Disney.

Ad accompagnare l’orchestra, la voce della cantante Kim Go-woon, che ha impreziosito l’esecuzione dei brani più celebri della carriera di Mowg, trasformando la serata in un omaggio emozionante al suo straordinario percorso artistico.

Un evento che non solo ha suggellato il festival con grande eleganza, ma ha anche reso evidente quanto il legame tra cinema e musica sia più vivo che mai.


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