
di Marta Mason
Dal 17 al 26 settembre si è tenuta la 30° edizione del Busan International Film Festival, (BIFF) appuntamento imperdibile per chi ama il cinema asiatico. L’evento, in grado di parlare al pubblico anche internazionale, ha un’anima che parte dalla Corea del Sud.
Ogni anno, il BIFF porta nella città coreana alcune tra le figure più rilevanti del panorama cinematografico asiatico e mondiale. Quest’anno il Festival arriva alla sua trentesima edizione e per la prima volta diventa ufficialmente un concorso competitivo. L’edizione a cui abbiamo assistito segna quindi una tappa che potremmo definire storica.
A vincere il premio principale è stato Gloaming in Luomu del regista sino-coreano Zhang Lu, presentato in anteprima mondiale proprio al BIFF. La regista e attrice Shu Qi invince è stata premiata come miglior regista per la sua opera prima, Girl, già presentata qualche settimana prima alla 82° Mostra del Cinema di Venezia. Riconoscimenti speciali sono andati anche a personalità fondamentali del cinema contemporaneo come Jafar Panahi, che ha ricevuto il premio come Regista Asiatico dell’anno e come Marco Bellocchio, che ha ricevuto il Premio alla carriera, a conferma del respiro internazionale del Festival.
Il cinema coreano ha occupato il grande schermo fin dalla cerimonia inaugurale, con l’attesissima anteprima di No Other Choice, l’ultima opera del maestro Park Chan-wook, che è stato scelto come film d’apertura e che ha portato sullo sfarzoso red carper l’intero cast, tra cui Lee Byung-hun, protagonista del film e anche conduttore della serata.
Il più grande festival cinematografico della Corea del Sud non ri rivolge solo alle cinefile e ai cinefili più appassionati. Con una ricchissima programmazione, tra masterclass, special talk e numerose esperienze collaterali, il BIFF offre uno spazio per chiunque voglia immergersi in un vibrante evento culturale, capace di coinvolgere un pubblico ampio e variegato.
Il nostro viaggio di gruppo, targato team Moksori Magazine e Volver Tour Operator, ha portato i partecipanti a vivere il Festival in prima persona. Ecco, quindi, tutto quello che possiamo dire sulla capitale del cinema asiatico e sulla sua storia trentennale.
Un luogo per la nuova era della competizione globale del cinema asiatico
Considerato il principale festival di cinema internazionale della Corea del Sud, il Busan International Film Festival (BIFF) è nato nel 1996 come una rassegna non competitiva dedicata al cinema asiatico. Il Festival ha trovato la sua sede nella città meridionale di Busan grazie alla presenza di un certo numero di professionisti del settore cinematografico che erano già attivi in quest’area. Kim Dong-ho, ex presidente della Korean Motion Picture Promotion Corporation e primo direttore del Festival, è stato tra i principali artefici del successo immediato del Festival. Questo importante evento culturale ha attirato fin da subito un gran numero di appassionati, spostando l’attenzione sul vivace quartiere di Nampo, nel cuore di Busan.
Nel 2025, in occasione del suo trentesimo anniversario, il Busan International Film Festival (BIFF), sotto la nuova direzione di Jung Hanseok, intraprende un’importante svolta: per la prima volta, introduce una sezione competitiva.
Il Festival è sempre stato uno spazio di rilievo per i film più recenti dei principali cineasti asiatici, che vengono proiettati indipendentemente dal fatto di avere già avuto la loro première in altri festival europei o nordamericani, ma l’istituzione di un concorso ufficiale risponde alla necessità di accrescere la visibilità mediatica dell’evento. Lo stesso Jung Hanseok ha infatti sottolineato l’urgenza per l’industria cinematografica – in particolare quella coreana – di recuperare la redditività che aveva raggiunto il suo apice negli anni 2000 e che, dopo la pandemia, ha invece subito un netto calo, sia in termini di investimenti che di costi di produzione, sempre più elevati. La visibilità che porterebbe questa nuova era di competizione ha quindi lo scopo di ridare vita dare al settore.
L’eccezionale giuria internazionale capitanata da Na Hong-jin
I quattordici film in concorso sono stati valutati da una giuria internazionale, presieduta dal regista coreano Na Hong-jin, noto per opere come The Chaser (2008) e The Wailing (2016). Accanto a lui, una giuria d’eccellenza composta dall’acclamato attore hongkonghese Tony Leung Ka-fai, dall’attrice indiana Nandita Das, con oltre quaranta titoli all’attivo, dalla regista e produttrice iraniana Marziyeh Meshkini, conosciuta a livello internazionale per il suo debutto The Day I Became a Woman, vincitore di numerosi premi alla Mostra del Cinema di Venezia; dal regista statunitense Kogonada, dalla produttrice indonesiana Yulia Evina Bahar e dall’attrice coreana Han Hyo-joo.

Marziyeh MESHKINY, Kogonada, Yulia Evina BHARA, HAN Hyo-joo
Durante la conferenza stampa di apertura, Na Hong-jin ha condiviso il senso di responsabilità e la pressione che ha avvertito nell’assumere un ruolo così centrale e, in un certo senso, pionieristico, aggiungendo tuttavia che avrebbe affrontato l’impegno “con sincerità”. Durante la cerimonia di chiusura, i membri della giuria – visibilmente più rilassati – hanno espresso parole di soddisfazione e orgoglio per il lavoro svolto, pur sottolineando la complessità del trovare un punto d’accordo tra visioni e background culturali molto diversi. Il premio è andato a Gloaming in Luomu, definito nelle motivazioni un film “coinvolgente ad ogni livello”.
Poco prima dell’inizio del Festival, sempre il direttore Jung Hanseok, aveva espresso anche l’augurio che la nuova sezione competitiva potesse contribuire a promuovere “connessione vitale” tra il pubblico e l’esperienza quotidiana in sala, un’importante presa di posizione necessaria per ridare forza al valore collettivo e culturale dell’esperienza festivaliera. Sicuramente un progetto con uno scopo tanto fondamentale quanto cruciale, ma con tanta strada ancora davanti a sé.
Il programma del BIFF 2025: la celebrazione del suo cinema
Uno dei modi per cui il BIFF può diventare un evento di importanza vitale è la volontà di avere la capacità di incoraggiare i fan del cinema a tornare in sala, soprattutto in un periodo in cui la frequenza teatrale si è notevolmente ridotta. Nei dieci giorni del Festival, il Busan Cinema Center e gli altri cinema nella zona di Centum hanno proiettato ben 328 film, un numero paragonabile a quello degli anni precedenti alla pandemia, incluso un impressionante numero di 90 anteprime mondiali. Accanto alle proiezioni, si sono svolti eventi con ospiti di alto profilo, tra cui il rinomato regista Park Chan-wook, che ha inaugurato il festival con il suo film No Other Choice. Park Chan-wook e l’attore protagonista Lee Byung-hun in particolare, insieme all’intero cast, hanno invitato il pubblico a recarsi al cinema per vivere questa esperienza.

Come già intuibile, il programma del BIFF va oltre la semplice visione dei film. Durante il Festival sono stati organizzati screening, sessioni di domande e risposte post-proiezione, momenti di incontro con registi e attori, noti come “actor’s house” e “cineclass”, in cui si sono offerti approfondimenti sui processi creativi, sul background del lavoro, sull’estetica e sul significato sociale che il cinema asiatico può avere. Gli spettatori hanno quindi potuto esplorare, in un unico contesto, il percorso e le tracce lasciate dal cinema asiatico degli ultimi decenni, assaporando momenti cinematografici intersecati a storie personali.
Una sezione che abbiamo particolarmente apprezzato è stata A Little History of Our Own, in cui cinque registe coreane emergenti hanno scelto un film che ha profondamente influenzato la loro visione del cinema. Dopo la proiezione, si sono tenute conversazioni di approfondimento con gli autori delle opere selezionate. Questi talenti promettenti hanno riportato alla luce alcuni film coreani del passato, capaci di riaccendere il loro spirito creativo e di essere condivisi con il pubblico, immaginando insieme a quest’ultimo il futuro del cinema coreano.

La sezione Carte Blanche ha coinvolto figure prominenti dell’industria culturale e cinematografica, tra cui Bong Joon-ho e Maggie Kang, che, attraverso scelte personali e coinvolgenti, hanno offerto al pubblico l’opportunità di ampliare la propria prospettiva cinematografica e approfondire il proprio apprezzamento per il medium.
Tra i momenti di approfondimento, la sezione Special Program in Focus è servita a illustrare i lavori di filmmaker di spicco ed esaminare tendenze particolari nel cinema contemporaneo.
Infine, merita una menzione un momento più pop, ma altrettanto significativo culturalmente, ovvero lo special screenings di K-Pop Demon Hunters, ormai divenuto un brand culturale a sé stante non solo in Corea del Sud ma nel mondo, portato sul grande eschermo un’esclusiva versione “sing-along” che è andata sold-out praticamente subito. Questo evento ha offerto un’esperienza audiovisiva unica ed imperdibile, sul grande schermo.
Un’altra grande novità del Festival è stata l’espansione della sezione Vision, dedicata esclusivamente ad anteprime mondiali di film eccezionali realizzati da registi indipendenti e “talenti emergenti”. In passato, la visione era limitata alle produzioni coreane; quest’anno, invece, si è ampliata per includere film da tutta l’Asia, pur mantenendo una selezione di opere coreane. Questa sezione ha presentato una curata selezione di film indipendenti e innovativi, offrendo uno sguardo sul futuro del cinema coreano e asiatico.
Il BIFF sembra voler consolidare il proprio ruolo come piattaforma potente e influente a sostegno del valore del cinema coreano, promuovendo al tempo stesso lo sviluppo dell’industria cinematografica nazionale. È chiaro che l’obiettivo del Festival sia quello di costruire, attraverso una serie di programmi speciali, un universo in cui le emozioni vissute in sala continuino a risuonare nel tempo, permettendo anche alle nuove generazioni di spettatori di riscoprire e rileggere il cinema sul grande schermo. Tuttavia, affinché questo slancio si trasformi in un cambiamento duraturo, sarà essenziale continuare a lavorare con coerenza su questa visione anche nelle future edizioni del BIFF.

Il BIFF come ponte tra passato e futuro del cinema asiatico
Il Busan International Film Festival si conferma, ancora una volta, un punto di riferimento essenziale per la scoperta e la valorizzazione del nuovo cinema asiatico. Anche in questa edizione, il BIFF è riuscito a occupare una nicchia unica, spesso trascurata dai festival cinematografici occidentali, affermandosi come un centro pulsante per dare visibilità a nuovi talenti e alle opere più significative della cinematografia asiatica.
Numerosi ospiti di alto profilo hanno arricchito il programma del Festival, rendendo questa edizione ancora più speciale. L’edizione 2025 del BIFF ha saputo coniugare momenti di riflessione culturale con altri di intrattenimento per il pubblico, creando un Festival anche “pop”. La nuova sezione competitiva ha segnato un significativo passo avanti, attirando maggiore attenzione e contribuendo a rilanciare l’interesse verso il cinema. Attraverso la varietà di stili e di generi dei film portati in selezione – dalle opere di registi affermati ai talenti emergenti, passando per i blockbuster più commerciali – il BIFF ha dimostrato di essere in grado di catturare non solo lo spirito del cinema contemporaneo, ma anche l’immaginazione del pubblico.
L’attrazione per nuovi orizzonti cinematografici, unita ad una arricchente rilettura del cinema del passato, rappresenta un invito a espandere la propria conoscenza e il proprio apprezzamento verso prospettive distintive e uniche. Questo movimento, se in grado di portare a termine la missione di dare nuova luce al cinema asiatico, sarà cruciale per il futuro dell’industria cinematografica del Paese.
Tuttavia, qualunque sia il futuro dell’industria cinematografica sudcoreana e asiatica, siamo certe che il Busan International Film Festival continuerà con il suo progetto di fornire una vetrina mondiale aperta dedicata all’estrema diversità del cinema asiatico.











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